
Visto che non abbiamo niente di meglio da fare, torniamo a scrivere del problema epocale che affligge le italiche sponde e del dibbattito scatenatosi all’interno della sinistra che vede affrontarsi a singolar tenzone il pragmatismo amministrativo di alcuni sindaci rossi con il sentimentalismo romantico degli intellettuali di apparato i quali alle prediche buoniste non vogliono rinunciare. Evidentemente, le argomentazioni inconfutabili dei secondi devono aver fatto breccia nei cuori aridi del consiglio comunale di Firenze perché Silvano Gori – assessore della Margherita – ha partorito nottetempo una soluzione geniale al problema destinata ad entrare di diritto nel novero delle migliori prove di civiltà.
Prima di concentrarci sulla soluzione, facciamo una breve premessa sulla storia recente di questo business. Qui nessuno ce l’ha in particolare coi lavavetri semaforici, nel senso che non li si supporta e non li si spedirebbe al patibolo, ma chiunque abbia la sventura di guidare un’auto in una grande città avrà avuto l’opportunità, ma soprattutto il tempo, di registrare il progressivo deterioramento qualitativo che si è notato da qualche anno a questa parte. Sul piano del progresso tecnologico, le cose sono rimaste più o meno invariate dagli esordi se non consideriamo l’aggiunta del detersivo liquido all’iniziale lavaggio a base di acqua, spugna professionale e olio di gomito. Ciò che è costantemente peggiorato è il rapporto tra gli operatori del settore e la clientela, soprattutto quella potenziale. E’ naturale che in ogni settore economico si tenda a darsi da fare per aumentare la clientela e che valga più o meno per tutti la logica classica: più clienti, più fatturato, più profitti. Il punto è che gli sfregatori di parabrezza (non tutti, per carità) hanno scelto una strategia di espansione del business basata su una certa aggressività commerciale dei loro “venditori-prestatori”, un po’ in stile famosa azienda venditrice di aspirapolvere. Ma più cattivi. Diciamo che si è passati da una tentata vendita rapida basata sulla persuasione ad una tendenzialmente più centrata sul ricatto. Dapprima erogando direttamente il servizio senza il preventivo accordo del cliente, una specie di tecnica del silenzio assenso, poi, visto l’aumento dei crediti inesigibili, lo sputo sui finestrini e qualche calcione alle portiere. E’ bastato dare il buon esempio a qualcuno perché tutti gli altri automobilisti prendessero nota del new deal e ne traessero le necessarie conseguenze. Il risultato di questa virata nella strategia commerciale ha imposto ai clienti l’adozione di una serie di tecniche di autodifesa che sono quelle sommariamente enunciate dal buon Cioni: rallentamenti strategici ai semafori, partenze a razzo e inchiodate consumate in successione, massima vigilanza agli anfratti boscosi, chiusura rapida dei finestrini laterali al rischio di portarsi a casa gli arti superiori dei meno veloci. Mi sembra evidente, in questo contesto, che qualcosa si deve pur fare perché se tanto si sbraita – giustamente – nei confronti degli operatori telefonici che presuppongono che tutti quanti vivano in fremente attesa delle fantastiche suonerie via sms da 45 euro più IVA, allora la regola dell’inaccettabilità dell’imposizione di un servizio non voluto valga per tutti. Anzi, a maggior ragione dovrebbe essere sostenuta dalla sinistra che ama i mercati regolamentati e le operazioni di tutela.
Fatta questa lunga premessa storica, veniamo a Silvano Gori perché la sua intuizione merita il plauso dell’universo mondo: siccome alla fine di ottobre l’ordinanza scade e non sarà più applicabile, ecco la geniale sintesi tra istanze dei cittadini e pensiero socialista realizzarsi nella mente dell’assessore. Dai primi di novembre, se tutto va bene, si crea un bell’albo professionale dei lavavetri ai quali si propone di assegnare un posto fisso (cioè non un contratto a tempo indeterminato, ma un luogo fisico specifico) ove esercitare la nobile arte. Ovviamente, ci sarà anche il decalogo del buon lavavetri con obbligo di sorriso ai conducenti e, probabilmente, un tariffario comunale a seconda della prestazione erogata o richiesta. La proposta è ancora nella fase di studio, ma la base di partenza è davvero ottima. Restano da definire alcuni dettagli, ma la concertazione con le parti verrà avviata a breve. Innanzitutto, stabilito che l’assegnazione dei posti sarà decisa dall’amministrazione comunale, qualcuno osserva che dovrà essere garantito ad ognuno un sufficiente volume di traffico, ma la maggioranza degli studiosi al lavoro ritiene questa visione eccessivamente individualista. Meglio un’assegnazione per etnia garantendo l’eguale ripartizione senza distinzioni di razza che se no Rina Gagliardi si ammala di bile. Poi c’è il nodo dei requisiti professionali, perché si fa presto a dire “lavavetri modello”, ma tra il dire e il fare ci sono di mezzo almeno cinque regolamenti comunali, due istituti sindacali per la formazione professionale e tre o quattro uffici per l’assolvimento degli obblighi burocratici. Terzo: e col fisco come la mettiamo? Un’ipotesi è dotare ogni postazione di lavaggio con un registratore di cassa, ma sono allo studio pagamenti con strumenti elettronici specifici (carte prepagate, bancomat e carte di credito), ma Visco pretende che si paghi via bonifico bancario.
Ma non c’è da dubitare che risolveranno anche queste piccole controversie e che, per il gran giorno, sarà tutto pronto. Qualche Università si è già offerta di istituire corsi appositi per lavavetri sia per la laurea breve sia per quella standard.
E, naturalmente, quella honoris causa i cui futuri destinatari sono già parecchi.
(Nella foto, preparativi per i lavavetri di Firenze)














Ciò che il signor Gori non si è chiesto è:
ma c'è davvero bisogno dei lavavetri?
Non so, ma quando un servizio viene imposto senza che vi sia alcuna domanda sul mercato, per la pertinente ed omonima legge, esso muore...
Così, confinati in apposite e recondite aree dove anche il più altruista degli automobilisti eviterà con estrema cura d'andare, i lavavetri faranno la stessa fine dei videotelefoni di rete fissa Telecom.
Non che mi dispiaccia, credo però sia meglio un colpo di grazia che una lenta agonia.
Sono assolutamente sbigottito...la smania di captatio benevolentiae della classe politica italiana genera mostri che farebbero impallidire persino Lovecraft!
Questa dell'albo professionale dei lavavetri (laddove non si tratti di una burla) è veramente la ciliegina sulla torta!
Una notizia come questa supera di gran lunga il ridicolo. Ma si sa che in nome del buonismo e del politically correct si fa di tutto e di più. Il premier dice che bisogna iniziare: «con quelli che fanno le scritte sui muri, con i posteggiatori abusivi». «Io sono sempre stato convinto - spiega Prodi - che la lotta contro la piccola criminalità è indispensabile anche per fermare la grande criminalità, ma non avrei cominciato dai lavavetri, avrei cominciato con quelli che fanno le scritte sui muri, con i posteggiatori abusivi. Ritengo che il discorso della piccola criminalità sia un discorso serio e che sia giusto punirla».
ALBO! ALBO! ALBO!
:-D
ciao, Abr
Però - al di là della storiella del "posto fisso" - il fatto che questi qui finalmente facciano qualcosa per la legalità, io lo vivo come una nostra vittoria culturale: in fondo "legge e ordine" sono nostre parole d'ordine...e solo fino a qualche anno fa, se un provvedimento del genere lo avesse adottato un assessore di centrodestra, tempo poche ore, e il povero tapino sarebbe stato apostrofato come un fascista...tutto cambia ;)
Errebi, dipende da dove li piazzano e da chi controlla:-)
BiGi, no è tutto vero:-)
Elly, Prodi non fa testo da almeno 25 anni:-)
Abr: lo spaevo che Gori ti trovava d'accordo:-)
Camelot, servito sul piatto il padre ispiratore, Lenin. Tiè:-)
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