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Tu chiamale, se vuoi, percezioni

Il concorso della lettera più grottesca inviata al Corriere della Sera lo vince, a mani basse, Giuliano Amato. Sfruttando il vantaggio di scrivere per ultimo, e quindi dopo aver letto quelle dei concorrenti (Veltroni e Montezemolo), si produce in un capolavoro di acrobazia logica e dialettica tutto inteso a dimostrare quanto noi, sciocchi cittadini, ci facciamo condizionare dagli spot dei media sulla criminalità. Secondo Amato, la criminalità semplicemente non esiste, o meglio, esiste soltanto come fenomeno di allucinazione collettiva provocato da giornali e televisioni che calcano eccessivamente la mano su ogni fatto criminale instillando nelle deboli menti dei cittadini paganti l’idea che in Italia i livelli di sicurezza siano non esattamente eccelsi.

La lettera arriva dopo il mare di polemiche scatenate dall’amministrazione comunale fiorentina di aggiungere alla lista dei reati quello di lavaggio del parabrezza ai semafori. Ovviamente, le polemiche arrivano tutte da fior di intellettuali alla Rina Gagliardi, arzilla vecchietta col cervello fermo ai primi del novecento e dai suoi complici di partito – primo tra tutti Bertinotti -, ma anche dalla parte fondamentalista cattolica tutta utopia e amore universale con la ciliegina sulla torta della più sopravvalutata donna politica di destra, Letizia Moratti, ancora provata dalle fatiche delle nomine dirigenziali in Comune a vantaggio dei suoi fotografi ufficiali.

Una bella compagnia, non c’è che dire. Ma di questo provvedimento non ci occuperemo in dettaglio giacchè si tratta soltanto di normale buon senso e, come tale, approvato da appena l’85% dei residenti nella città dei Medici. E’ probabile che sia tecnicamente mal formulato, ma la sostanza è sacrosanta e fa semplicemente ridere l’osservazione bertinottiana che si intenda colpire gli ultimi. Primo perché togliere dalle strade gli ultimi, ça va sans dire, estirpa il business visto che restano alternative poco praticabili, quali il lavaggio del parabrezza ai caselli dell’autostrada o direttamente in garage prima del furto, secondo perché non risulta ad alcuno che la legge esenti gli ultimi dal rispetto delle regole. Si tratta del solito armamentario social-solidaristico da intellettuale moralmente superiore, quello che distribuisce generose prestazioni anali con il posteriore altrui. Torniamo ad Amato e alla sua lettera, però, visto che questo reduce di Topolinia è ministro dell’interno e la sua opinione dovrebbe valere più di quella di Cioni o di Don Santoro e all’incipit:

“Caro Direttore, una delle cose che più mi inquietano nel mio ruolo attuale di ministro dell'Interno è il divario fra le immagini che vengono costruite sulla nostra sicurezza e i risultati del lavoro, che non è mio — e cioè di una figura politica esposta come tale a qualunque critica— ma delle Forze dell'ordine, delle migliaia di uomini e di donne che ogni giorno ed ogni notte lavorano per noi. Troppo spesso la politica costruisce polemiche su uno stato della sicurezza che, nella migliore delle ipotesi, amplificano stati d'animo di cui vanno capite le ragioni (e su queste ragioni tornerò alla fine), ma che non possono valere come giudizi generali.”

Come dicevo sopra, la scelta di Amato è quella di nascondere la testa nella sabbia e puntare dritto sullo stato di allucinazione nel quale versiamo tutti quanti e, per dimostracelo, cita i risultati nell’attività delle forze dell’ordine che hanno messo a segno 907 arresti contro i poco più di mille dell’anno precedente ai danni degli autori delle rapine in villa. Bravo Topolino! E’ solo che citare i numeri in questo modo sarà anche utile a sostenere la teoria bislacca del ministro, ma serve soltanto a gettare fumo negli occhi. Quanti sono, tra gli arrestati, quelli che scontano effettivamente la pena? Perché arrestarli è meritorio, ma rilasciarli o indultarli è da manicomio criminale. Non solo. Non credo sia colpa dei media se questa categoria di rapine, in troppi casi, si trasforma in un reato plurimo che include torture, violenze e omicidi. Perché il televisore al plasma si ricompra, ma la vita vien più difficile. Allora saremmo anche noi ad avere la percezione che le nuove leve della rapina siano meno sensibili alla presenza di qualcuno in casa quando decidono che arrivato il momento della spesa proletaria, ma resta il sospetto che il progressivo ammorbidimento della pena (intesa come quella effettivamente scontata) abbia incoraggiato più di qualcuno a pensare che un eventuale salto di qualità, in fondo, non avrebbe comportato aggravamenti del rischio. Così, gli ultimi di Bertinotti sanno benissimo che possono strappare un braccio a uno che ha “la villa” - e già questo lo rende reo e probabile evasore - perché tanto ci sarà sempre qualche bella Rina Gagliardi o qualche generoso Don Santoro pronti a muovere la pubblica opinione in difesa della necessità di capire le sue buone ragioni. E sarebbe bene che Topolino si rendesse conto che il numero di arresti non scalda l’animo di nessuno, specie perché il totale dei reati continua a crescere e la gente sa che se i reati crescono aumenta la probabilità di restarne vittima. Non serve una laurea in statistica per immaginarselo e basta leggere anche le appendici dei rapporti di polizia per saperlo: il totale delle rapine, rispetto al 2005, è aumentato dell’11%. E allora? E allora chissenefrega se hanno arrestato 255 rumeni e ne hanno segnalati oltre 200. La Polizia stessa ammette che i responsabili delle rapine vengono scoperti, quando va bene, nel 20% dei casi: due su dieci, Topolino! Si legga per bene tutto il rapporto – che per semplicità le linko qui – e poi torni a discettare di pressione mediatica. E sappia che la gente sa benissimo che i lavavetri non sono “il” problema, ma sono soltanto “un” problema. E’ che si va rompendo i coglioni di dover rinunciare al proprio diritto alla sicurezza, la cui garanzia è uno dei compiti fondamentali dello Stato, altro che Alitalia, o di doverla barattare con i diritti presunti di chi, invece, sull’illegalità ci campa. Ci aggiungo in breve che la sensazione di sicurezza la mina la criminalità spicciola, non la Mafia né i servizi dei telegiornali, e vada a leggersi quanti sono gli stranieri responsabili di questa tipologia di delitto. Caro Signore, lei continui pure a predicare di accoglienza e di scambio culturale, ma noi poveri popolani pretendiamo che l’ospite, a prescindere dalla nazionalità, quando entra in casa nostra non si porti via le posate, anche se è meno ricco di noi. E, a maggior ragione, che dopo cena non manifesti eventuali critiche alla cucina tagliando la gola alla cuoca.

(Nella foto, il Ministro dell'Interno)

Nota a margine: in questa gara di paraculi del solidarismo, si segnala lo sciopero solidaristico di OneMoreBlog che un pregio ce l'ha. Per un giorno, tace.

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