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Ma quanto vi piaccio?

Non ha ripensamenti? È stato davvero opportuno candidarsi?

«Non era conveniente; era giusto. C’ho riflettuto a lungo. Ne ho parlato in famiglia, con gli amici più stretti. Mi sono risposto: "Sono dieci anni che rompi le scatole a tutti con il Partito Democratico, e ora che ti chiedono di guidarlo che fai? Fischietti, ti giri dall’altra parte?". Mi sono guardato allo specchio, e mi sono risposto che non avevo scelta. L’occasione è storica, non per me né per la nostra parte politica; per il paese».

C’è da dire che quando il paese annaspa, il colpo di culo è sempre dietro l’angolo. E’ un segno evidente che, lassù, qualcuno ci ama alla follia e non sopporterebbe vederci crollare sotto il peso della nostrana tendenza all’autolesionismo che, il più delle volte, si manifesta nella promozione ai più alti livelli delle peggiori intelligenze del paese. Tanto per ricordare un piccolo precedente, subito dopo la vittoria della prima guerra mondiale ci spedì un omone in orbace a mettere la parola fine ai travagli di una nazione che non sapeva dove andare. Oggi, fatte le dovute proporzioni, la Provvidenza si ricorda nuovamente dei poveri italiani e si manifesta all’Eletto – o meglio, all’eligendo segretario del piddì – che risponde “Obbedisco” alla chiamata del Fato per puro e sincero amore del futuro di tutti gli italiani.

In attesa che il corrierino dei piccoli dedichi seconda e terza pagina anche agli altri candidati alla guida del partito che guiderà la rivoluzione modernista italica – in omaggio agli accordi tra gentiluomini e gentildonne in base ai quali la campagna elettorale si sarebbe svolta in condizioni di assoluta parità – ci contentiamo della lunga confessione odierna di Uolter, l’Uomo Nuovo, che mantiene le promesse di eterna vaghezza sui progetti concreti (ma giura che tra qualche giorno ci svelerà il grande segreto) e ci dà l’ennesima prova delle doti di profondo analista che l’universo mondo gli riconosce ormai unanime.

«[…] La nostra storia ha avuto pochi altri momenti cruciali come questo. Penso alla Resistenza, una pagina straordinaria che vide scalpellini e intellettuali, muratori e sacerdoti battersi insieme per la libertà di altri, e un panettiere di 18 anni lasciare sul muro della cella il saluto alla madre prima di andare a morire. L’alzabandiera a scuola va bene, ma dev’essere accompagnato dallo studio delle lettere dei condannati a morte della Resistenza. Invece quest’estate mi si è accapponata la pelle a leggere sui giornali di destra la denigrazione di quella stagione, che preparò la rinascita del dopoguerra. E penso agli Anni ’60: la fine del gelo, l’arrivo della primavera, che a tutti sembrava di vedere dal tettuccio apribile della 500. Poi il paese è stato percorso da energie politiche confuse e contraddittorie».

Mitologia della resistenza, anni ’60 e Cinquecento: manca il panegirico di Castro, ma sembra di sentire Gianni Minà gonfio di Lambrusco abbandonarsi al sentimentalismo in una notte di malinconia. E poi via con le citazioni di Reagan (che non veniva dalle Frattocchie) e l’immancabile richiamo a Sarkòzy – smemorato di un sindaco e del tifo per la pasionaria Segoléne trombata impietosamente dai suoi connazionali nonostante le lodi sperticate dedicatele dall’intero golem della sinistra europea.

Intanto, tra nostalgie fantasy e azzardati parallelismi, si intravedono i problemi che assillano la mente del conducator, che dimostra coraggio nel fare riferimenti presto identificabili: Fabrizio Corona a Garlasco e i pedofili.

Ce n’è anche per la delinquenza, ma al netto di quella addebitabile alle precarie condizioni economiche dei delinquenti che sono tali soltanto per cause esterne. Insomma, la solita solfa teo-ideologica con sostegno di rito concesso a Prodi che guida il miglior governo possibile e che, nonostante 280 pagine di un programma contorto, contraddittorio e irrealizzabile, ha ottenuto straordinari risultati nel risanamento dei conti, come conferma Dini quando parla - finalmente uno sincero - di spesa pubblica al galoppo e sostanzialmente fuori controllo nonostante le ferocia fiscale adottata nei primi 18 mesi.

Ma c’è un piccolo segno che dimostra quanto Uolter ami chiacchierare e piacere senza avere la più pallida idea di quale sia il pianeta sul quale cammina. Quando cita la Pedemontana, madre di tutte le rivolte fiscali e cantiere mai nato nei pressi del quale – secondo l’Uomo della Provvidenza - passeggia nervosamente l’intero nord est in cerca dei quattrini che paga in tasse. In realtà, sulla Pedemontana non ci spera più nessuno, né nel Nord Est né in Lombardia. E la gente, nel Nord Est e altrove, non ha mica bisogno di non trovare un’autostrada dove mai ci sarà per avere il dubbio che i quattrini che paga in tasse non siano spesi bene. Alla gente basta guardarsi intorno o chiedere una tessera sanitaria col microchip.

“Guardi, il suo codice fiscale è sbagliato”

“Scusi, ma è quello indicato sulla tessera del Ministero delle Finanze”

“Ah beh, sui sistemi della Regione mi dice che è impossibile. Adesso mi prendo un appunto e segnalo la cosa. Ma non si preoccupi, non è mica una cosa rara.”

“E quanto ci vorrà ad averla?”

“Mah, se tutto va bene, mesi”.

Il dialogo è vero e si è svolto tra un contribuente e un pubblico impiegato della ASL. Ora vado, che la Pedemontana aspetta.

(Nella foto, primo ritratto ufficiale di Veltroni)

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ritratto di Mthrandir
 

Umile l'amico, eh?
Ho letto l'intervista, ed è un raro esempio di delirio lisergico della peggior specie, condito da baggianate e banalità in quantità industriale.
Noto che il Corriere ha voluto fare un'operazione simpatia ("Ha ancora i dischi di De Gregori?", "Sindaco Veltroni, pure i suoi vecchi amici dicono che lei sia troppo buono. Che voglia piacere a tutti e non scontentare mai nessuno.") fallendo miseramente: la tracotante protervia e l'ego smisurato dell'odioso leader-in-pectore spaziano a tutto campo.

Ho il disgusto!

Fai male, un aspirante imperatore buonista ha il dovere di prendere la leadership della nazione e guidarla verso il radioso futuro cercando di evitare di fare la fine dell'odiato berlusconi. In ogni caso, anch'io ascolto De Gregori ogni tanto e il suo outing non intaccherà la nostra solida, reciproca, indifferenza:-D

Intanto ho effettuato alcune ricerche, e ne ho tratto alcune interessanti conclusioni