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I DiCo e i silenzi liberali

Davvero patetico il corrierino dei piccoli che, ad ogni giorno che passa, getta nel secchio della spazzatura un piccolo pezzo di credibilità. In molti avranno notato l’impegno che sta mettendo nell’autocandidatura a organo di partito del prossimo PD e più di qualcuno avrà notato anche il goffo tentativo di dissimulare l’obbiettivo principale con la pubblicazione di articoli che sono, a dir poco, sconcertanti. Si potrebbero scrivere decine di pagine sul tema delle privatizzazioni, ma ormai sappiamo perfettamente che Giavazzi si è specializzato nel gioco delle tre carte vestendo i panni del finto apostata che incalza gli altrettanto fasulli ex amici. Qui ci si limita a chiedere al rivoluzionario libdem, o come diavolo voglia definirsi, di quale nostalgia parli a proposito di “privatizzazioni” perché un sistema oligarchico che controlla direttamente l’economia con la proprietà pubblica delle aziende e un altrettanto oligarchico che lo controlla con il ricatto politico o con il valido supporto degli immancabili amici degli amici sono tutto fuorché sistemi alternativi. Perché i nostri galantuomini debbano patire di nostalgia è veramente incomprensibile. Ma lasciamo perdere. Il “pezzo” veramente interessante è quello di Ferrera sul silenzio dei liberali a proposito di DiCo e di Family Day. Bel temino, in larga parte incontestabile, ma che si guarda bene dall’affrontare il nocciolo del problema tenendosi prudentemente al largo dalle trappole per topi disseminate qua e là da un disegno di legge scandalosamente approssimativo. Dunque, secondo una spiaccia traduzione del “teorema Ferrera”, se uno si professa liberale avrebbe il dovere di difendere i DiCo e mettersi di traverso al Family Day. Le argomentazioni a sostegno sono un trucco attinto al portafoglio di un illusionista da night club di provincia: basti osservare che, se è vero che per un liberale il modo o lo schema di unione tra individui è una questione che attiene alla specifica libertà dei singoli, l’automatismo che vorrebbe un liberale contro il Family Day è una sciocchezza colossale. Se vale il principio della libertà di scelta di un modello, vale per le unioni di fatto e vale allo stesso modo per la famiglia cosiddetta “tradizionale”: ne consegue che nessuno obbietterà sul diritto a rivendicare la libertà di scelta tra più modelli e la libertà di manifestare a sostegno di un particolare modello che moltissimi, la maggioranza, ha fatto proprio. Ma, siccome siamo pignoli, ci aggiungiamo che questo modo trasversale di pretendere un sostegno liberale dei DiCo in nome di una generica libertà dei singoli fa veramente pena. Il disegno di legge del governo, anche se Prodi ha deciso di lavarsene le mani, è una porcheria inaccettabile che con il liberalismo o la “laicità” non ha niente a che fare. In primo luogo perché pensare che la libertà di un individuo si protegga con l’introduzione dell’ennesimo limite legislativo dello Stato è una contraddizione evidente. In secondo luogo perché o si ha il coraggio di legittimare politicamente, in modo chiaro e senza traccheggi, l’unione omosessuale oppure bastava delegiferare in tema di successione e di limiti alla liberta di gestione dei rapporti tra individui. Cioè togliendo leggi e catene, non aggiungendone. Poi ci sono dettagli che fanno morire dal ridere, come quello della raccomandata, inventato per evitare le cerimonie gay davanti alle scalinate dei Comuni. Se questo è il liberalismo di Ferrera, allora siamo davvero a cavallo.
Siamo alle solite: una classe politica incompetente, ignorante e spesso in malafede ha sempre bisogno di un qualche imbonitore che suggerisca un artificio retorico che le fornisca l’alibi per iniziative raffazzonate che sono costantemente destinate a peggiorare le cose.
A Ferrera, che tanto tiene all’opinione dei liberali e che tanto sogna una discesa in campo di questa corrente di pensiero, vorrei solo ricordare che siamo lontani anni luce dal suo modo di ragionare. La libertà dei singoli si difende distruggendo le gabbie legislative che pretendono di stabilire modelli accettabili per le camere da letto: chi vuole, si faccia una famiglia tradizionale, chi non vuole se ne faccia una “innovativa” senza bisogno dell’interpretazione autentica del notaio o dell’ufficiale dell’anagrafe. Si chiama contratto tra privati e si lasci ciascuno libero di regolarlo come gli pare (sempre che non vi siano norme “palesemente” illegali). Secondo. Quando sento qualcuno che ragiona di affermazione di costumi liberali da attuarsi per legge, non so se ridere o se piangere. Forse bisognerebbe incazzarsi e abbandonarsi alle male parole. Ma non servirebbe. Gli intelligentoni liberali restano chiusi nei loro fortini e guardano il mondo con sano disprezzo accettando che questo pensiero venga violentato dalle caricature e dalle macchiette che frequentano le piazze. I liberali stanno in silenzio, sui DiCo e sul resto, perché non ci sono. Perché sono prigionieri del loro snobismo. In fondo, perché sono morti.
 
(Nella foto, sede del Partito Liberale)

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ritratto di Mthrandir
 

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