
Fino a pochi anni fa si poteva andare in vacanza tranquilli perché in Agosto “chiudeva” anche la politica, nel senso che i nostri capimandamento si contentavano di stare sulle pagine dei giornali sfruculiando argomenti leggeri e meglio digeribili di quelli soliti per consentire a tutti di ritemprare le forze e ricaricare le batterie dell’infinita pazienza che ci vuole a sopportarli negli altri undici mesi dell’anno. Adesso sono saltate anche queste vacanze e spopolano sulle spiagge accaniti dibattiti sulla precarietà e sulle tasse con buona pace per il fatturato in crollo verticale del cocco fresco e cocco bello che invecchia nelle ceste dei suoi peripatetici venditori. In vacanza non ci va più neanche la Chiesa e Bertone, dopo un’attenta valutazione delle innovative teorie dottrinali di San Romano Prodi, esce allo scoperto su uno dei pochi temi che, per la gerarchia ecclesiastica, dovrebbe essere rigorosamente off-limits. Per una questione di buon gusto, mica per mancanza di legittimazione: considerando che Ratzinger amministra una delle più grandi multinazionali del mondo senza versare il becco di un centesimo di imposta, il silenzio sull’argomento sarebbe certamente posizione più rispettabile di qualsiasi opinione palesemente espressa. Sia chiaro! Bertone dice cose di assoluto buon senso, anche prescindendo dagli ammennicoli sull’approvazione divina i quali, per chi non crede ciecamente nella circostanza che nel giorno del giudizio universale dovremmo presentare al buon Dio tutte le denunce dei redditi di una vita per meritarci la vita eterna. Anche perché, siamo sinceri, se la veridicità delle dichiarazioni dei redditi e il rispetto degli obblighi fiscali fossero davvero questione fondamentale per accedere alla contemplazione sempiterna del divino, allora possiamo stare certi che il numero di porporati che potrebbero esservi ammessi sarebbe decisamente esiguo. Tornando a noi, quindi, scopriamo che pagare le tasse “giuste” è un dovere civile che non ammette eccezioni, sempre che i fondi raccolti vengano impiegati a favore dei più deboli. Buona la prima, condivisibile con riserva la seconda, a meno che non si ammetta che il prelievo fiscale debba essere finalizzato unicamente alla “redistribuzione”. Ma il nocciolo della questione, anzi i noccioli, sono ben altri. Con un po’ di pazienza, e senza l’ambizione di scrivere un trattato di scienza delle finanze (operazione al di sopra delle possibilità di chi scrive), ne metto giù alcuni.
Primo: perché ci sono tanti evasori? Un politico normale dovrebbe farsi questa domanda prima di interpellare le sacre scritture in cerca di qualche appiglio di etica estiva. Le risposte non possono essere molte, anzi direi che possono essere solo due. Fatta la tara all’evasione di principio, quella strutturale, e ammettendo che sia la causa una quota di evasione limitata, allora uno evade o perché non può pagare oppure perché ritiene che la richiesta di imposte sia eccessiva. In entrambi i casi, siamo di fronte ad un problema falsamente portato sulle entrate perché la causa prima sono le uscite. In un paese come il nostro, che spende sistematicamente più di quello che guadagna e che non pare avere alcuna intenzione di darsi una calmata, è evidente che non si possa fare a meno di lavorare sempre e solo sui ricavi. Questo significa aumentare in modo costante la pressione fiscale, sia quella diretta (imposte sui redditi) sia quella indiretta (balzelli, bolli, bollini, tassette di registro e via cantando) per riempire una voragine di cui non si vede mai il fondo. In questo la distinzione tra politiche di destra o di sinistra non ha alcuna rilevanza perché conta solo il modello di paese che la classe dirigente ha in testa, ed è il modello ammuffito fondato sullo stato centralista, interventista, socialista e burocratico. Se vogliamo trovare una differenza tra i due schieramenti, basta solo spostare un po’ il peso dei “programmi” su una delle caratteristiche indicate. Qui San Paolo e San Pietro c’entrano relativamente, se non come abile copertura.
Secondo: qual è il giusto livello di tasse? Difficile dare una risposta scientifica perché siamo di nuovo daccapo a dodici: dipende da cosa uno voglia dallo stato. Se lo stato deve essere una docile infermierina sempre a disposizione per qualsiasi evenienza, allora potremmo anche assumere che il livello giusto sia devolvergli per intero il reddito. Se, invece, lo stato deve occuparsi del minimo indispensabile, allora la pressione fiscale italiana è fuori logica. Tendenzialmente, è anche un problema di qualità dello scambio. Se io, elettore contribuente (cittadino mai), non sono contento dei servizi che mi dà lo stato, allora è facile che non sarò contento di pagarli né poco né tanto perché nessuno ama passare unicamente alla cassa senza portarsi a casa un carrello di robba. E, in questo gioco dell’oca, torniamo al punto precedente: il problema è ancora nel campo di chi le imposte le chiede. Se qualche economista si divertisse ad analizzare la domanda di tributi – intesa come livello di pressione fiscale - con l’offerta degli stessi -intesa come disponibilità a pagarli - (posto che qualcuno non l’abbia già fatto) credo che scoprirebbe delle cose interessanti. Tipo che, oltre un certo livello di aliquote, l’offerta si riduce fino a diventare zero. Se questa ipotesi è vera, e mi pare che la realtà dei fatti dica questo, incarognirsi ad alzare le imposte non può che avere effetti controproducenti aumentando a dismisura il numero di contribuenti che preferiranno correre il rischio di essere beccati, ma pronti a prendersi il vantaggio immediato del “nero”. Anche in questo caso, San Paolo e San Pietro aiutano pochino.
Per chiudere questo lungo sfogo, San Romano Prodi e la sua combriccola, invece di vagheggiare di famigliometri e di studi di settore, potrebbero cominciare a chiedersi se e come lo stato possa essere reso meno vorace. Un’evasione così ampia è un messaggio preciso e non viene da una presunta vocazione criminale diffusa e nemmeno da una crisi di fede collettiva. Forse la gente ha in mente uno stato diverso da quello che vorrebbe la classe politica e forse quel modello di stato non ha grandi prospettive, almeno stando a quello che è successo più volte in passato. Ecco, se vogliono arrivare al punto di non ritorno è bene che si informino di come, solitamente, si svolgono i cambi di classe dirigente.
(Nella foto, il fisco)














Dissodiamo terreno in prossimità anche stavolta. Stavolta tu sei più pragmatico io più radikale. Quanno ce vo' ce vo'.
ciao, Abr
Abr, i bene informati lo chiamano turnover che fa tanto figo e poi la Champions la vince sempre qualcun altro:-)
Non vorrei essere funesto, ma la mia impressione, guardandomi ed ascoltando in giro, è che la gran parte delle persone, per lo meno quelle dalla fascia "media" in giù, siano in chiara difficoltà. Hanno difficoltà a pagare le tasse, come hanno difficoltà a mantenere un livello di vita che fino a poco tempo fa riuscivano a sostenere. Le tasse aumentano, a prescindere (per gli studi di settore), ma la popolazione media sta sempre peggio, vive male e con una serie di difficoltà accessorie (burocrazia, adempimenti, controlli bancari, controlli comunali, controlli regionali, ecc.), per lo meno sulle attività private, che stanno portando allo sfinimento, oltre che alla perdita di fiducia per il futuro. Vale la pena investire, chi ancora potrebbe farlo, proprio denaro e proprie energie per attività che, oltre a comportare una lotta titanica e giornaliera con la burocrazia ed il fisco, in questo momento potrebbero rivelarsi con buona probabilità scarsamente redditizie, se non proprio una remissione? Tanta negozianti, tante attività e tante piccole imprese stanno per o vorrebbero chiudere. Perchè non possono più evadere grazie a Visco? No, perchè non ce la fanno proprio, per le tasse e la congiuntura economica. Perciò questa colpevolizzazione, questo accanimento, con tanto di richiami alla fede ed ai santi, mi sembra proprio la prova che chi ci governa non ha il polso della situazione. Invece di porre rimedio a questa situazione, in via di peggioramento (l'economia non va, il tasso di crescita è pesantemente sotto le aspettative, il debito pubblico, come le spese dello stato, sono in crescita), ci si vanta di colpire un Valentino Rossi, che, bontà sua, ha liberamente scelto di fissare la propria residenza a Londra. Direi che il paese avrebbe bisogno di qualcosa d'altro: gli evasori ci sono, certo, ma i problemi dell'Italia sono altri. A cominciare da chi ci governa.
Beati coloro che posso evadere.
Se potessi lo farei, caro San Romano Prodi. Non tanto per questa vita che politicanti allo sbaraglio come te hanno reso infernale in maniera irreparabile, ma per l'aldilà; dove spero di godere finalmente della visione d'un faccione mellifluo che arso dalle fiamme recita: "non va proprio tutto bene".
Per la cronaca:
il bollo del mio motociclo è passato da 64 Euro a 112 Euro. Un aumento che sfiora il 100 %.
Niente male, San Romano. Un vero miracolo.
Un qualcosa che mai nessuno era riuscito a fare, nemmeno lontanamente.
Ancor più che nessun santo sarà in grado di ristabilire la situazione originaria. Un miracolo... ETERNO!
Ma forse il vero miracolo è che ancora nessuna pedata vigorosa è riuscita a buttarti giù rovinosamentre da quella sedia che, nostro malgrado, ti ostini a tenere appiccicata alle terga.
Ma stanne certo, se dovesse accadere, se cioè la tua seggiola si frantumasse (perché lo sanno anche le mura che non la lasceresti mai) me ne andrò scorazzando e strombazzando talmente forte da far impallidire l'Italia campione del mondo.
Nick, quoto in pieno e senza riserve:-)
ErreBi, il punto è che fanno paura anche i sostituti, o sedicenti tali:-)
Scusate se passo poco, ma dall'eremo vacanziero alla rete si accede a costo di grandi sofferenze per di più a velocità del secolo scorso.:-)
M.
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