
Ieri sera, complice Gtalk, si cazzeggiava serenamente con Gregorj il quale, da simpatico fetente sinistroide quale è, poneva una delle poche domande che possono mettere in imbarazzo quelli che non hanno votato Prodi. Una domanda che ci si fa spesso anche noi e che si potrebbe sintetizzare in un generico: “Ma dopo Berlusconi?”.
Nella sua genericità, secondo me è la domanda chiave che ci si dovrebbe fare un po’ tutti perché un conto è auspicarsi un repentino prepensionamento del rottame democristiano attualmente a capo del governo, ma ben altro conto è chiedersi come sostituire questa autentica sciagura umana che ci ritroviamo tra i piedi.
La CdL, ormai ex tale, sembra piuttosto debole quando si passa dalla pars destruens – cioè a parlar male di Prodi, compito invero non molto impegnativo – alla pars construens – cioè al programma politico di cui si fa, o dovrebbe farsi, portatrice. E qui cominciano le note dolenti, perché il problema è assai più vasto di quello che riguarda la leadership della coalizione, sebbene strettamente connesso con l’individuazione dell’erede al trono.
Se escludiamo la torma di fighette in bikini e autoreggenti designate a soddisfare il senile desiderio di recuperare i valori adolescenziali del cavaliere, ad oggi il candidato in pectore parrebbe essere Gianfranco Fini visto che il suo formale concorrente, il signor Caltagirone (al secolo, Casini Pierferdinando), sembra definitivamente orientato a tentare il miracolo di raggrumare gli orfani della vecchia DC. Fini ha meno carisma di Berlusconi e, proprio per questo, avrebbe i numeri per diluire il collante che tiene assieme l’attuale maggioranza. In sintesi, un ipotetico “antifinismo” spietato come l’antiberlusconismo non sembra possa fare la stessa presa sull’elettorato compattando a sinistra chi voti esclusivamente in odio a qualcuno.
Il punto vero, però, mi sembra un altro. La domanda vera è cosa sia il centrodestra oggi e cosa intenda proporre per governare il paese. Dato per assunto che Berlusconi ha fallito il bersaglio grosso dovendosi rassegnare a centrare soltanto obbiettivi di profilo più basso, c’è da chiedersi quanto quel fallimento sia imputabile alla concorrenza politica della sinistra. Onestamente parlando, si può ammettere che la sinistra ha avuto un peso marginale in questo fallimento, in ogni caso di molto inferiore alla resistenza interna della maggioranza di centrodestra che preferisce tenersi il vecchio modello catto-dirigista di Stato e che di libertà vera parla molto a malincuore.
Lo stesso Fini, sebbene in fase avanzata di sganciamento dall’eredità del Movimento Sociale, sembra ancora lontano dal potersi schierare apertamente per un sistema libero e liberista. Ha fatto gesti importanti, alcuni improvvidi, ma su quel terreno sembra desolatamente solo. Bisogna pur considerare che la stessa Forza Italia è una formazione anomala e ricorda, sul piano dell’assetto organizzativo, gli esordi del Partito Fascista che fu: un capo carismatico al vertice, un comitato di residuati bellici che fa finta di costituire un vertice consultivo e tanti piccoli caporaletti locali difficilmente inquadrabili in una disciplina di partito. Temo che l’uscita di scena Berlusconi non sarà indolore e, prima o poi, succederà.
Poi c’è la Lega, ma mi pare destinata a recitare il ruolo di lobby che esercita oggi alternando promesse di fedeltà a minacce di abbandono per provare ad ottenere obbiettivi politici fortemente locali. Ora, quale può essere un programma politico che possa sintetizzare le istanze di costoro? Intendo, quali elementi di un programma che possano trovare effettivamente applicazione in una attività di governo del paese?
Confesso che non lo so nemmeno io, ma, a occhio, credo di andare poco distante dalla realtà se dico che non potrà trattarsi di un programma liberale. Probabilmente, il massimo che si possa pretendere è una parziale inversione di rotta rispetto alla politica della spesa dissennata di Prodi e delle tasse per tutti, ma che si possa pensare ad una rottura completa mi sembra ipotesi assai remota. In cinque anni di governo, del resto, si è fatto qualcosa, ma molto meno di quanto avrebbe consentito una maggioranza ampia come ebbe il centrodestra. Il motivo, ragionevolmente, è che quella maggioranza aveva in testa un’idea di società italiana non dissimile da quella di un Rutelli o a quella del futuro semidio Veltroni. Magari oggi sono poco generoso e troppo dimentico del fatto che, ad esempio, in politica estera prendemmo una posizione chiara in senso filoamericano abbandonando la storica e ambigua collocazione filoaraba, filoeuropea, filoamericana e filoqualsiasi cosa aiutasse a scongiurare problemi. Resta il fatto che il paese che ereditò il centrodestra è più o meno lo stesso che è stato riconsegnato al centrosinistra. La cosa che preoccupa è che nonostante una guida forte e una maggioranza ampia è mancato il coraggio di sterzare in modo deciso per cominciare a costruire un paese diverso. Se ciò è accaduto in condizioni relativamente favorevoli, si può nutrire più di qualche dubbio sulla possibilità che accada domani con una coalizione meno saldamente nelle mani di un leader capace di mettere tutti d’accordo, almeno sui numeri personali. Viene da pensare che ciò che scrivevo ieri non sia stato uno sfogo qualunquista e che sia proprio la base, sia di qua sia di là, che il cambiamento non lo vuole. E allora, per rispondere alla domanda iniziale, dopo Berlusconi - fuori dalle conseguenze particolari per il centrodestra – ci sarà esattamente quello che c’è oggi fino a quando, finita la festa, l’oste passerà a chiedere chi paga. E qualche sospetto su chi dovrà mettere le mani nel portafoglio, personalmente, ce l’ho.
(Nella foto, destinatario del conto)














La risposta al perché è mancato il coraggio di sterzare, al centro dx (a proposito, letto Panebianco oggi?) sta proprio nel fatto che il suo leader non era connotabile politicamente. Liberale? Ma se la sua industria opera in sistema di duopolio collusivo! Cattolico? Ma se è divorziato! A favore del decentramento? Ma se è alleato con Fini!
L'unica speranza di avere un centrodestra liberale è che il suo leader sia connotato come liberale. Liberale vero, e non alle vongole. Magari scenderà a patti, poi, perché questa è la politica. Ma da qui a mettersi a pecora ce ne passa. Questo è il centrodestra che sarebbe un perfetto avversario per un centrosinistra a sua volta ancora da costruire. Ma su basi rispettabili, per una volta, eccheccazzo.
Benedetto ragazzo. Citami un settore economico, in Italia, che non sia un oligopolio più o meno ristretto. Siamo seri, bisogna fare con quello che si ha. Io continuo a pensare che il tentativo l'abbia fatto, ma che abbia rimediato una sconfitta pesante. Anzi, proprio il suo non essere collocabile poteva essere un'arma fenomenale. Sulle vicende personali, stendiamo un velo pietoso che il più candido, come sai meglio di me, c'ha la rogna. Un liberale, uno vero intendo, in Italia non ha possibilità alcuna. Prova a figurarti uno che si presenti alle elezioni promettendo ad ognuno che sarà messo in discussione da domani mattina, che sarà valutato per ciò che vale e non per le combriccole che frequenta, che avrà secondo impegno e risultati effettivi. Greg, ti voglio bene, ma ogni tanto mi cadi nell'utopia. A sproposito, perchè qui le parolacce me le metti senza le "x" politically correct di ok noglobal?:-D
Metto le X lì perché qui so che ci sei tu, che se non uso le parolacce ti scandalizzi.
rispondo come ho risposto di là:
benedetto vecchio, c'è differenza tra monopolio, monopsonio, oligopolio e DUOPOLIO COLLUSIVO. E tu questo lo sai molto meglio di me. Il più pulito c'ha la rogna, ed è vero. Ma secondo me è più utopico dire che dopo Berlusconi c'è il nulla. Qualcosa ci deve essere. E quel che ci sarà dipende da te. Sennò quando l'oste del tuo post arriva il conto lo presenta a chi diceva che il Cavaliere è senza alternative.
(utopista io? tzé, sono il massimo del contrario. Questa è peggio di quella della muffa, non te la perdonerò mai! :D)
ll punto è: lasciamo stare Berlusconi, per un secondo. Ci sono alternative a quello che vuole l'elettorato? (secondo me, era peggio la muffa:-D)
E sulle "x" non sei soddisfacente nella risposta perchè chi mi legge solo qua magari si offende uguale. :-)
Ma scusa, conoscendo te, chi ti legge sarà uguale no?
io devo lasciar stare Berlusconi? Ma guarda che, se fosse per me, non lo toccherei nemmeno con la canna da pesca!
Alternative a quello che vuole l'elettorato? Ti replico con la risposta che avresti dovuto darmi tu:
http://it.wikipedia.org/wiki/Legg...
l'offerta crea la propria domanda (e non dire che anche wikipedia è noglobal!).
Dopo la vicenda delle censure alla voce "Foibe", il sospetto su Wikipedia può anche nascere.
Io parlo di politica, non di economia: il pensiero politico non è una merce tanto è vero che, in un mercato razionale, gli acquirenti della potenziale rivoluzione sovietica in Italia non dovrebbero esserci. Invece....
sai, se frequentano te saranno a te simili
io lo devo lasciar stare, Berlusconi? Ma guarda che fosse per me, non lo toccherei nemmeno con la canna da pesca!
Alternative a quello che vuole l'elettorato? Ti replico con la risposta che avresti dovuto darmi tu:
http://it.wikipedia.org/wiki/Legg...
l'offerta crea la propria domanda (e non dire che anche wikipedia è noglobal!).
p.s.: non mi pubblica i commenti, da te. Hai qualche antispam anticomunista?
Speriamo, sono abbastanza pochi da rendere credibile l'assunto:-)
Non sono d'accordo sul fatto che un programma politico si venda allo stesso modo di una merce. Il problema dell'offerta esiste perchè molti dei liberali che conosco, direttamente o indirettamente, trovano sconveniente parlare chiaro alla gente e credono che farsi capire sia squalificante per la loro superiore intelligenza. Ma continuo a pensare che il nocciolo stia altrove: pensiamo pure, per un attimo, che le nobili menti del liberalismo italiano escano dal loro castello per vedere l'effetto che fa. Volendo essere coerenti, cosa potrebbero proporre a un paese che vive (felicemente) di rendite ottenute o desiderate? Dovrebbero dire: basta tasse da rapina, ma basta anche alle garanzie per la vita del posto di lavoro. Basta sovvenzionamenti, care imprese, da domani camminate con le vostre gambe e basta burocrazia inutile. Quindi, diciamo 500 mila dipendenti pubblici a cercarsi un lavoro utile. Basta pensioni a 58 anni che non ce lo possiamo permettere, basta sanità gratis a cani e porci e via discorrendo. Secondo me, prenderebbero 20 voti in tutto. Il liberalismo, da noi, è merce invendibile perchè "costa", nell'immediato,di più di quello che "costa" l'assistenzialismo a capa di c.... Ecco il mio parere, molto nel topic:-)
A proposito, dovrei informarmi circa l'esistenza di tale antispam che potrebbe tornare utile
Cari ragazzi, mi trovo in una fase della vita di grande delusione e confusione politica... Mi considero liberale, più o meno nei termini che tracciava Mthrandir, tuttavia, nell'ipotesi di scendere sulla terra reale, ahimé, e delle possibilità ed opzioni reali ... spero nel miracolo! Considerata la storia come una lenta evoluzione in continuità con il passato, ma sulla quale intervengono, ciclicamente, elementi di novità e rottura, ritengo che la situazione attuale, per il suo grado di stanchezza e di stallo che manifesta, non possa non portare ad elementi di novità (evviva!): quello che Berlusconi ha rappresentato dopo gli anni di tangentopoli, credo possa ripetersi in qualche forma e modalità che, tuttavia, ora non è facile prevedere. La gente (di destra e di sinistra) è stanca, consapevole della non tollerabilità della situazione attuale, assolutamente sfiduciata nella classe politica attuale (Veltroni compreso), quindi c'è da attendersi che qualcuno trovi l'idea e la spinta giusta per catalizzare e convogliare quello che bolle in pentola. Cosa sarà, non lo sò, ma credo e spero che avverrà qualcosa.
nick, scusa se rispondo solo ora, ma a casa ho il browser (e soprattutto windows media center) che fa i capricci. Guarda, vorrei pensare positivo, ma sono decenni che si ripete la solfa della gente stanca. Urla, sbraita, s'incazza e poi continua a sostenere questo o quellosenza curarsi minimamente dei fatti. Il problema non è che manchino le idee, ma che nessuno si prenda il rischio di scrivere quelle buone tutte insieme e ne faccia un programma politico credibile. Costa troppo:-)
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