
sono un detenuto nel braccio della morte di un carcere iraniano e le scrivo questa mia per scongiurarla di non importunare oltre il governo iraniano in merito alla frequente applicazione della pena capitale. Mi rendo conto che questa lettera potrebbe sembrarle contraddittoria o suggerita dalla feroce polizia locale, ma le garantisco che è frutto esclusivo della mia inquietudine che cresce costantemente da quando ho letto che il ministero da lei guidato ha espresso pareri non del tutto lusinghieri sull’argomento.
E’ ovvio che ci sono cose che lei non può capire vivendo assai lontano da qua e in un Paese la cui legislazione, in termini di repressione del crimine, è molto più generosa della nostra. Mi creda! Sono il primo a darle atto che, per chi è uso veleggiare nelle acque tranquille dell’Argentario, sia difficile entrare nell’ottica che qua le cose vadano in modo del tutto diverso da lì, e mi spiace sinceramente dover essere proprio, da questa scomoda posizione, a dovermi prendere la responsabilità di spiegarglielo. Sa, qui non sono tutti affabili e disponibili come in Occidente. Al contrario, la maggior parte dei giudici dei tribunali e dei politici sono piuttosto permalosi e faticano non poco ad accettare che un paese terzo, per di più popolato da infedeli, si prenda delle libertà che dalle nostre parti, proprio in quanto libertà, vengono ritenute assai sconvenienti e, in ogni caso, eccessive.
Suppongo che Ella avrà certamente notato che ogniqualvolta l’Occidente rimprovera l’Iran per qualche presunta azione non conciliante nei confronti del resto del mondo, la tendenza è quella di rispondere in modo, ammettiamolo, un tantino spettacolare. A Lei, uomo di rara intelligenza, non sarà sfuggito quanto accadde e accade quando si parli di nucleare. Beh, se non ha notato le coincidenze, Le vorrei rendere esplicito il meccanismo di risposta che scatta di fronte alla critica: di solito, la prima risposta che arriva dalle Vostre onorevoli parti è una specie di dimostrazione della capacità di poter spingersi ancora oltre rispetto ad un punto che, per Voi, rappresenta di già un limite massimo. Così, se parlate di sanzioni per il pericolo nucleare, la televisione mostra per giorni e giorni nuovi reattori e nuovi impianti e se schierate le portaerei nei pressi dei confini qui si organizzano parate militari o si presentano nuovi armamenti. Ora, fino a quando si tratta di schermaglie di quel genere, non c’è da preoccuparsi troppo.
Però, se si parla di pena di morte, questo modo di reagire abbastanza infantile rischia di produrre risultati preoccupanti. Cerco di entrare nel dettaglio e, per aiutarLa a comprendere, mi avvarrò di un esempio pratico. Ha presente la guerra fredda? Tipo che quando uno dei blocchi annunciava un successo da qualche parte, l’altro faceva carte false per affermare di esserci già arrivato o di aver fatto addirittura meglio? Ecco, fino a quando la risposta sono finti reattori di cartone o i nuovi caccia costruiti con tecnologie anni 60, non c’è problema. Nessuno rischia di farsi seriamente del male. Ma se si parla di pena di morte, allora le cose diventano tremendamente più complicate perché qua non scherzano affatto e finire appesi ad una gru è un attimo.
Non che io coltivi eccessive speranze di cavarmela, si intende, però Le sarei estremamente grato se volesse rinunciare ai Suoi giusti e sacrosanti pronunciamenti di principio onde evitare che a qualcuno di qua venga la tentazione di anticipare troppo i tempi del cappio che mi attende.
Non so se la notizia è già arrivata da Voi, ma oggi sono saliti sul patibolo altri tre criminali e in molti sospettano che, senza il Suo intervento, sarebbero rimasti con noi ancora per qualche giorno. Sono sicuro che Ella, sempre ragionando di principi, osserverà che, perso per perso, tanto vale proporre uno scatto di orgoglio. Eppure, se si trovasse al mio posto, potrebbe considerare la faccenda da una angolazione un poco differente perché, data l’ineluttabilità della fine, a quelli come me resta sempre una piccola speranza che qualcosa possa succedere. Certo, è una speranza piccina picciò, ma al punto in cui mi trovo non si butta via niente. Siccome tale speranza dipende dalla possibilità che trascorra il più lungo tempo possibile tra condanna ed esecuzione, ecco che il Suo generoso aiuto potrebbe arrivare proprio in questi momenti. Si chiederà: “Ma come posso aiutare se non facendo pressioni sul regime?” Ecco, le rispondo io. Se non si offende, Le dirò papale papale che sarebbe un enorme passo avanti se Ella volesse optare per farsi i cazzi Suoi dal momento che ogni Sua sollecitazione, per le ragioni sopra esposte, significa per noi un giorno in meno di speranza. Personalmente, a me in questa fase è andata bene. Ma domani? La scongiuro, accetti la mia preghiera: quando sente di qualcuno che non ce l’ha fatta, finga di aver qualcos’altro di importante da fare e di non aver sentito. Siamo consapevoli che si tratti di un enorme sforzo, ma la prego di credere che anche qua certe notizie mettono un grande groppo alla gola.
(Nella foto, reazione infantile del governo iraniano)














Caro condannato, Lei ha perfettamente ragione. Ma per una volta che il nostro solerte e baffuto ministro degli esteri non fa l'equivicino-distante e critica l'operato del Suo governo invece di andare a braccetto con i suoi esponenti...bé, non me la sento proprio di condannarlo.
Gentile Signora Gloria,
rispondo a nome del signor Condannato poichè lo stesso, in data odierna, è stato appeso ad una gru
(http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2007/08_Agosto/07/teheran_impiccagione.shtml)
Purtroppo credo che l'avrebbero appeso lo stesso...
Magari fra qualche mese, ma l'avrebbero fatto.
Ma forse hai ragione tu, come al solito. Qualche mese in più di vita è sempre qualche mese in più.
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