
Grazie all’intuizione dottrinale di Romano Prodi, pare che il prossimo catechismo della Chiesa Cattolica dovrà essere aggiornato in materia di peccati mortali visto che il premier, nell’intervista a Famiglia Cristiana pre-vacanziera, ha sollevato un tema sul quale già si sono messi al lavoro teologi di chiara fama.
Il presidente del consiglio continuamente uscente denuncia con stupore il silenzio dei parroci nelle chiese che evitano di parlare dell’evasione fiscale dei fedeli stigmatizzando a dovere questo comportamento che, stando a quanto stabilisce la dottrina ufficiale, ha tutti i requisiti che qualificano il gesto come di gravità suprema poiché distrugge la carità nel cuore dell’uomo a causa di una palese violazione della Legge di Dio.
Più in dettaglio l’evasione fiscale costituisce peccato mortale avendo in sé i requisiti previsti al punto 1857 del Catechismo essendo l’oggetto della violazione materia grave e, per di più, violazione commessa con piena consapevolezza e deliberato consenso.
Insomma una roba seria, una mancanza che in assenza di piena e spontanea conversione del cuore porta dritti come fusi prima in commissione tributaria e poi alla dannazione eterna.
Vincenzo Visco ha già cominciato a lavorare ad una riforma del diritto penale assieme ad una commissione mista composta da cinque tecnici laici e da cinque vescovi con l’obbiettivo introdurre questa nuova tipologia di infrazione la quale, come appare chiaro, non può essere banalmente ridotta a reato amministrativo o penale, ma ha fortissime implicazioni anche etico-morali. Per questo è allo studio l’allargamento del collegio giudicante delle commissioni tributarie agli organi di giustizia vaticani anche se ancora non è chiaro se si tratterà di aumentare il numero dei giudici o se, più verosimilmente, verrà istituita una Sezione Ecclesiastica in seno alle attuali commissioni.
Intanto il clero si interroga sull’allarme lanciato dal premier e valuta una campagna autunnale di sensibilizzazione sul tema tasse, nonostante si levino le prime voci critiche che, pur non potendosi ancora definire in dissenso, sollevano comunque alcune obbiezioni di sostanza che andrebbero tenute in adeguata considerazione. La corrente più forte è rappresentata da Monsignor Forte, Arcivescovo di Chieti, che fa saggiamente notare che il recepimento nella normativa tributaria della mortalità del peccato potrebbe non bastare a rendere più efficace il messaggio poiché la cittadinanza sembra ritenere poco credibile la fonte della richiesta: in parole povere, un popolo convinto che i soldi che paga in tasse vengano destinati all’indennità troie dei parlamentari è elemento che scoraggia il rispetto del patto civile tra politica e società civile. Si tratterebbe, secondo il prelato, di una specie di legittima difesa contro lo spreco di denaro altrui e, su questo argomento, vien difficile dargli torto.
A maggior ragione perché l’osservazione di Monsignor Forte non si può classificare tra quelle che dipendano da un conflitto di interessi poiché, come notano molti commentatori, la Chiesa stessa avrebbe grandemente a guadagnare dalla conversione del popolo visto che l’otto per mille del reddito dichiarato finisce quasi totalmente nelle casse vaticane.
E’ vero che l’amministrazione finanziaria ecclesiastica sembra più disponibile ad accettare donazioni di provenienza non cristallina e che, in qualche caso, l’obolo prodotto dal sommerso ha contribuito a salvare qualche anima renitente alla presentazione del modello unico, ma la regolarizzazione di massa sarebbe di gran lunga preferibile anche per l’organizzazione attualmente guidata da Benedetto decimo sesto.
C’è da aspettarsi, comunque, che la comunione di interessi possa sfociare in una vera e propria Santa Alleanza tra il laicissimo ministero di Padoa Schioppa e quello più spirituale della Chiesa Cattolica in barba alle continue rivendicazioni di indipendenza urlate dalla minoranza di governo che, quando pretende di imporre una legislazione orrenda sulle coppie di fatto taccia la Chiesa di ingerenza inopportuna, ma quando si tratta di mettere le mani nell’offertorio diventa meno schizzinosa sui principi.
La Chiesa lo sa e abbozza perché a casa arriva sempre qualcosa. Dal prossimo anno, quindi, si potrà presentare il modello unico anche nelle sagrestie e farsi consigliare dal Centro di Assistenza Fisco-Spirituale che verrà istituito nelle parrocchie e messo alle dipendenze di un Parroco-Commercialista. Considerando il livello di pressione fiscale, si può ben dire che salvarsi l’anima costerà un’iradiddio.
(Nella foto, neoassunti al ministero delle finanze)














Ci mancava pure la Santa Inquisizione Fiscale... San Prodi dell'Immacolata Concezione di Governo... Se questo non è un caso di ingerenza laica... Poi si lamentano delle critiche ai Dico... Bah!
E non finisce qui...:-)
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