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Darfur: Khartoum dice ancora no all'Onu

E' successo di nuovo. Ancora una volta (dopo aver dato la disponibilità nei mesi scorsi) il governo di Khartoum ha ritirato la possibilità di far presenziare una forza ibrida di peacekeeper formata da Unione Africana (Ua), ed Onu (neanche 1000 caschi blu) e che avrebbero, tra l'altro, solo dovuto operare a livello logistico. La scusa portata dal governo islamico sudanese e che queste forze sarebbero portatrici di cattivi costumi e - soprattutto per quanto riguarda alcuni contingenti (Ua tanto per intenderci) - avrebbero portato nel paese l'Aids. Suona molto come una scusa. Al momento (da due anni) nel territorio presenziano circa 7000 uomini della forza di pace panafricana, che non hanno però per nulla influenzato la tragedia che, dopo la rivolta popolare contro il despota governo centrale sudanese, ha prodotto una crisi umanitaria inimmaginabile con almeno 200.000 morti, ed oltre due milioni di profughi.
In particolare sono le famigerate bande dei 'janjaweed', alla lettera diavoli a cavallo, popolazioni nomadi di etnia bianca ed araba, al soldo del governo centrale (che comunque continua a bombardare e ad impedire l'arrivo degli aiuti), a compiere nefandezze di ogni tipo contro la popolazione indigena di colore.
Ma com'è possibile che non si riesca a fermare una barbarie di questo genere? Semplice, la ragione è il petrolio.
L'Onu (che comunque, come al solito, non è incisiva) aveva stanziato circa 20.000 uomini per la regione del Darfur. Ma guarda caso il 'no' di Russia e Cina ha sempre bloccato una risoluzione in tal senso, così come il varo di sanzioni efficaci contro il governo di Khartoum. Non si tratta solo di pulizia etnica e di problemi geopolitici, l'interesse vero è petrolifero. Cina e Russia sono i maggiori contraenti per lo sfruttamento di tali giacimenti, e Khartoum - anche se non avrebbe tutti i titoli per firmare contratti - chiede loro in cambio totale appoggio. Il Sudan è ricchissimo di petrolio e l'Africa di fatto diventerà il nuovo medio-oriente a livello energetico. La guerra civile però non sta dando la possibilità di sfruttare al massimo questi giacimenti. E' quindi palese che l'appoggio dei Cinesi e dei Russi sarà per garantirsi in un futuro il totale usufrutto dell'oro nero sudanese che potrebbe aprire le porte anche ad altri giacimenti presenti nelle altre regioni Africane. Solo oggi il 20% del fabbisogno petrolifero cinese viene estratto dall'Africa.
In Darfur però si muore come non succedeva da 12 anni in Africa. Una tragedia umanitaria che sta sconvolgendo anche i paesi limitrofi come il Ciad e Repubblica Centro Africana, i cui governi sono stati salvati dalla presenza militare francese.
l'Onu è sempre più impotente, l'Ue cerca uno spazio, ma è difficile trovarlo perchè si pesterebbero troppo i piedi ai russi e ai cinesi creando possibili attriti diplomatici in un momento in cui uno di questi due interlocutori (Mosca) sta alzando la testa con Washington (scudo spaziale) al fine di ottenere un pò più di potere geopolitico oltre che energetico. Ormai con l'avvento di nuove identità come India e Cina, la leva energetica sta diventando sempre più importante nella risoluzione soprattutto di interessi internazionali ed è per questo il problema del Darfur è molto complesso e di difficile soluzione perchè coinvolge poteri ed interessi troppo grandi. Intanto però sono quattro anni che nella regione si muore. Solo per un pò di potere in più.

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