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Giudicare un giudice

Il capo dello Stato minaccia un giudice, come sempre col coraggio dell’anonimato, a cui è scappata di bocca una grave accusa su due pezzi grossi della maggioranza. Se il parlamento concederà l’autorizzazione a procedere, i due politici potrebbero finire sotto inchiesta per le loro responsabilità nel tentativo di acquisto di una grande banca nazionale da parte della compagnia assicurativa facente capo al loro partito. Invece di scatenare un’ondata di indignazione verso i due politici rossi, non solo per la vergogna, è quel giudice a finire nel mirino dell’intera classe politica. E’ scattata una corsa al linciaggio politico del magistrato condannato per direttissima per aver diffamato la rispettabilità della politica. Niente indulto, niente sconti di pena per il reato di lesa maestà. E’ lo scambio di ruoli tra la giustizia accusata di violare la legge e una politica che fa la parte dell’innocente solo perché accusata. Non fanno più scandalo i rapporti perversi tra politica e finanza. Fa scandalo un giudice che, in una lapidaria affermazione, abbaglia le torbide coscienze degli italiani. Fa scandalo che ci sia ancora qualcuno che, dall’interno dello Stato, ha osato esprimere pubblicamente la verità dei fatti. La tempesta estiva di polemiche contro un magistrato riguarda una questione tecnica. Quindi tutto il dibattito di questi giorni ruota sul rispetto di una regola da parte del giudice – non sulla verità di quello che ha detto. La censura infatti cade sul rispetto della procedura, non sul merito delle dichiarazioni. Praticamente nessuno si è affannato a difendere gli accusati. Tutti invece hanno attaccato il giudice. E’ vero: il giudice Forleo ha violato il suo ruolo. Ma se questo ruolo è definito da un sistema politico in cui la legge è solo lo scudo per coprire la sua violazione, allora anche la giustizia intera diventa violazione di una legge basata sullo scambio dei ruoli tra legalità e illegalità. Il centrosinistra ha perso per sempre la sua partita sulla legalità. Le accuse vomitate sul giudice Forleo sono state l’altra metà del furore persecutorio esploso con Mani Pulite. Le toghe vanno rispettate quando le loro sentenze rispettano la volontà della politica. Anche la comunanza di interessi tra centrodestra e centrosinistra rispecchia questa solidarietà bipartisan cementata dal panico di finire inquisiti. Ha qualcosa di disgustoso la sudditanza con cui il centrodestra sta seguendo pedissequamente l’ira funesta di un centrosinistra con le spalle al muro. Da paladino di una rigida divisione dei poteri tra esecutivo e giudiziario a difensore d’ufficio di un rinnovato controllo politico delle inchieste. Così ci saranno altre Mani Pulite e altre pulizie etniche perché se D’Alema e Fassino la spuntano sarà un precedente per intimidire facilmente altri magistrati dall’aprire inchieste pericolose. Berlusconi crede di lavorare contro i suoi nemici togati mentre in realtà cospira insieme ai suoi nemici rossi all’unico scopo di rendere ancora più forte la loro influenza sulla magistratura. L’interesse a bloccare le procure deve essere ancora un bisogno molto forte nel centrodestra. La giustizia resta una questione d’interesse politico. Tutto il resto, dall’affollamento delle carceri alla certezza delle pene e ai tempi della giustizia, non interessa. In Italia la giustizia diventa un tema di discussione quando mette in pericolo gli interessi della politica. Ma a quel punto si è già arroventata in un conflitto che finisce sempre con un vincitore e un vinto – come la giustizia ai tempi dei barbari.

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ritratto di Joyce
 

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