
Quando lo Stato pretende di regolamentare ogni più minuscolo dettaglio del vivere comune facilmente scivola nel grottesco e produce normative ridicole come il Codice Media e Sport firmato oggi alla presenza ufficiale del ministro Gentiloni e destinato a fissare i criteri di correttezza dell’informazione sportiva.
Chi non l’abbia letto per intero, se lo scarichi pure da qui perché sono 7 pagine di umorismo di altissima qualità.
Cominciamo col ricordare che il pregevole testo è il risultato dell’attività della “Commissione per la elaborazione del Codice di autoregolamentazione delle trasmissioni di commento degli avvenimenti sportivi”, cioè un organismo istituito dalla Melandri la cui utilità, come per tutte le altre Commissioni governative, è inversamente proporzionale alla lunghezza del titolo. Però hanno fatto in fretta visto che la Commissione è stata istituita appena il 17 maggio scorso e ha già fatto il suo bel lavoretto. E poi non si dica che i tempi della politica sono esasperanti perché, quando si parla di cose serie, i nostri governanti sono capaci di scatti di reni impressionanti.
Il Codice contiene appena 6 articoli, ma non ci lasci ingannare dalla brevità perché quei sei articoli cambieranno radicalmente le nostre abitudini domenicali.
L’incipit è magistrale:
“[…] per informazione sportiva si intende quella veicolata dai diversi media a una pluralità di destinatari che tratta sotto forma di cronaca, commento, dibattiti televisivi e radiofonici con ospiti in studio o collegati dall’esterno, eventi sportivi in generale e calcistici in particolare”.
La precisazione di legge è fondamentale perché fino a ieri si stava tutti nell’incertezza sul come considerare programmi come il festival di San Remo: se l’argomento del programma è sportivo, allora si tratta ineludibilmente di informazione sportiva. Quindi, il primo dubbio che ha tenuto per decenni l’opinione pubblica col fiato sospeso e che tante discussioni ha creato nel paese è risolto. San Remo non è, in generale, un programma di informazione sportiva, a meno che non sia presente sul palco un ospite o un commentatore o qualsiasi altro soggetto (anche del pubblico) che parli di sport, e in particolare di calcio, nel qual caso anche san Remo diventa informazione sportiva e, in quanto tale, soggetta al codice di regolamentazione. Facile come bere un bicchiere d’acqua. Ma andiamo oltre i “Principi generali” per scendere un po’ più nel dettaglio perché, una volta individuata la trasmissione, poi bisogna pur sapere cosa si possa e cosa non si possa dire, fare, baciare, lettera e testamento.
Non si può, secondo l’Articolo 2, fare ricorso ad espressioni minacciose o ingiuriose
“[..] nei confronti di singoli individui o di gruppi di persone quali, ad esempio, atleti, squadre, tifosi avversari, arbitri, giornalisti, forze dell’ordine, soggetti organizzatori di eventi sportivi, etnie, confessioni religiose.”
E qua si pone il primo problema perché stabilire cosa sia ingiuria e cosa no diventa argomento opinabile: dare a Recoba e a Oriali del “pregiudicato” si può? Mah, attendiamo lumi, e in fretta perché il codice non perdona. Infatti, al comma 4, c’è un obbligo preciso imposto alle parti di stigmatizzare immediatamente queste azioni. Facile che Controcampo sarà affidato alla conduzione di un costituzionalista di fama che passerà il tempo a consultare la giurisprudenza per capire se il presidente del Palermo che dà del lazzarone a qualcuno comporti la necessità di stigmatizzare e se la stigmatizzazione sia espressa con sufficiente enfasi per non rischiare l’accusa di omissione. Mentre la commissione legale della Domenica Sportiva segue le interviste, il comitato difensore deve guardare le immagini e decidere se applicarvi il bollino rosso (comma 5) avendole ritenute “particolarmente forti e impressionanti”. Un gol di Boumsong, ad esempio, sarebbe indubbiamente da guardare accompagnati dai genitori. Però, possiamo dire addio ai labiali e ai profondi dibattiti sui destinatari di un “vaffanculo”, recentemente riabilitato dalla Cassazione.
Il Codice spiega anche come si conducono le trasmissioni (Articolo 3) perché il conduttore, in caso di violazione, deve dissociare immediatamente la trasmissione e il fornitore dei contenuti (sic). In più, chiunque vorrà intervenire in audio o in video, dovrà fornire tutte le informazioni necessarie ad essere individuato con precisione (comma 6), ovviamente nel rispetto della privacy.
“Buona sera, sono Stefano Rossi, nato a Genova il 10 maggio 1972 ed ivi residente in Via dei Mulini 34, coniugato con prole, professione impiegato. Volevo dire che per me non era rigore”.
Detto che le sanzioni sono rappresentate dalla chiusura dei rubinetti del finanziamento pubblico (Articolo 6), resta l’Articolo 4 come monumento all’imbecillità (posso dirlo, mica è un blog sportivo questo e in più non si becca una lira a fondo perso) del “legislatore” quando dice, nell’unico comma:
“Con particolare attenzione nei confronti dei giovani e dei minori e quale contributo alla loro crescita culturale, civile e sociale, le parti si impegnano a diffondere i valori positivi dello sport e lo spirito di lealtà connesso a tali valori negli specifici contenitori degli avvenimenti sportivi, anche mediante campagne formative concordate e attuate con le istituzioni nazionali e locali.”
Solito buonismo accattone che confonde il rispetto di un obbligo di legge con un valore, come se fossero concetti perfettamente identici e indifferentemente intercambiabili. A meno che non abbia capito male e l’obbligo riguardi la promozione dei valori positivi si, ma all’antidoping. Con tanto di stigmatizzazione promossa dalla nuova e spettrale figura che entrerà da protagonista nei programmi sportivi della prossima stagione: l’indignato speciale.
(Nella foto, uno che non vedremo più)














2 domande. (spavento solo dicendo questo, vero??? :-P )
1) ma perché cavolo spendiamo soldi per pagare gente che fa cose di questo genere? Intendo, non ci sarebbero cose un pochettino più marginalmente importanti su cui decidere? Tipo mettere ai lavori forzati i carcerati che si costruiscano nuove carceri, così non dobbiamo più lasciarli liberi al prox indulto ma abbiano un posto dove stare rinchiusi, possibilmente non alle spalle della società? Marginale, è indubbio.
2) se dico "cretino" a Berlusconi, va bene. Se dico, "vaffan..." a qualcuno, va bene. Se dò dell'idiota a uno che mi ha tamponato perché al posto di guardare la strada parlava al cellulare mentre guidava, sono passibile di denuncia? Vorrei saperlo, giusto in caso...
Valyaah, nessuno spavento. Sul punto uno sappi che la Campania ha be due commissioni che si occupano, rispettivamente, della "risorsa mare" e del "mediterraneo". Quindi, c'è poco da stupirsi. Sul secondo, è veramente buffo. La Cassazione dice che il vaffanculo non è offensivo e la TV si pone il problema del linguaggio e dell'ingiuria. In compenso, tutte fanno vedere tette e il resto senza problema. E nessuno si dissocia. E' il slito gesto all'italiana, come l'inasprimento delle multe, la rigidità sui limiti di velocità eccetera. Moralismo del cazzo, scusa il francesismo.:-)
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