
Il merito essenziale di “Bush in Babilonia” [libro scritto da Tariq Ali, leader antimperialista pachistano – NdM] sta nel restituire dignità e legittimità all'opposizione irachena, usando finalmente a piene lettere le parole «occupazione straniera» e «resistenza», che anche parte del movimento pacifista sembra talvolta far fatica a pronunciare. Quasi che tutti si fossero scordati, pur richiamandosi continuamente all'Onu, che proprio la carta delle Nazioni unite riconosce a tutti i popoli il diritto a resistere con le armi all'occupazione straniera, ben distinguendo così fra attacco e difesa.
Luciana Castellina, il Manifesto del 21 febbraio 2004
A proposito di meriti essenziali tanto decantati dai relativisti d’assalto delle nostre spiagge mancine, oggi mi piacerebbe leggere quale essenzialità sarebbe da riconoscersi, sempre in tema di meriti, all’azione di un kamikaze che si fa esplodere nei pressi di un ospedale pediatrico ammazzando 22 persone, soprattutto donne e bambini. Non è il primo caso perché chiunque abbia avuto la voglia di tenere conto del tipo e del numero di azioni suicide compiute ai danni dei civili sa bene che è prassi regolare, e non solo in Iraq. E’ chiaro che sono già pronte le giustificazioni e gli alibi, dal “fatto eccezionale” alla comprensibilità della deriva delle azioni dei resistenti prodotta dalla solita bieca cecità occidentale, al “si stava meglio sotto Saddam” perché i silenzi informativi che produce una dittatura permettono a tutti gli intellettuali di tenere la coscienza al caldo rassicurante dell’ignoranza collettiva.
Oggi sarei contento di sentire lo stridìo degli artigli aggrappati ai vetri di quelli che la sanno più lunga degli altri o il canto afono dei sostenitori del dialogo ad ogni costo con chiunque inteso come unica risorsa disponibile. Sarei contento anche di leggere dell’indignazione contro le stragi degli innocenti che continuano a macchiare di sangue le mani degli amici di Diliberto e di D’Alema e mi piacerebbe capire se esista, e quale sia, il nobile scopo che produce soltanto cinture al tritolo e morte impartendole con salomonica indiscriminazione.
Ci si spieghi, oggi però, perché siamo noi occidentali quelli che sbagliano, quelli che sono sempre dalla parte del torto, quelli che non capiscono la ricchezza culturale di chi crede solo nel terrore e nella violenza come strumenti di imposizione di una volontà di potenza pronta a macinare, senza scrupoli, non solo l’obbiezione, ma anche la semplice indifferenza.
Che resistenza è quella delle autobombe dirette contro i bambini? Quale il legittimo fine politico? In quale punto del diritto internazionale sta la l’autorizzazione implicita all’uso della violenza indiscriminata? Non erano bambini iracheni anche quelli? Non erano vittime innocenti?
Nossignore! Il paradosso è che quelle sì che sono classificabili tra gli effetti collaterali di una azione di legittima difesa.
Oggi è il giorno in cui gli apologeti della cultura di morte propagandata dal fanatismo islamico dovrebbero uscire dalle fogne in cui risiedono per salire sui pulpiti dei convegni a spiegarci che i liberali sono loro, quelli che vedono nel bagliore dello scoppio della dinamite una forma di espressione del dissenso politico e la rivendicazione di un diritto di autodeterminazione.
Oggi sarebbe il giorno perfetto per le carogne ipocrite e vigliacche sempre pronte a trovare un alibi alla feccia peggiore al solo scopo di pagarsi un riscatto prima che venga richiesto, per farci capire meglio dove e perché stiamo sbagliando a considerarci in guerra con questa gente.
Noi siamo tutti orecchie e pronti a prendere appunti. Ci si convinca, oggi, che siamo noi gli strabici. E se non parlano oggi, abbiano almeno la decenza di tacere anche domani mentre qualcuno, coi mezzi che ha, anche fossero solo parole, combatte anche per loro accettando valanghe di insulti e lo sguardo compassionevole che si riserva ai cretini.
Il disgusto maggiore, che a volte fa rimpiangere la ferma volontà di continuare a mantenersi liberali e democratici, è che se anche questa guerra la si dovesse vincere, dagli eleganti parassiti del pensiero nobile e alto non arriverà nemmeno un grazie. Perché per loro non esiste sconfitta, come non esiste la libertà per chi la trova nel servire i molti padroni al cui desco si onora di raccattare le briciole.
E adesso, canaglie, continuate a chiamarla resistenza.
(Nella foto, presentazione di un nuovo modello di auto della resistenza)














Oggi è il giorno in cui gli apologeti della cultura di morte propagandata dal fanatismo islamico dovrebbero uscire dalle fogne in cui risiedono per salire sui pulpiti dei convegni a spiegarci che i liberali sono loro, quelli che vedono nel bagliore dello scoppio della dinamite una forma di espressione del dissenso politico e la rivendicazione di un diritto di autodeterminazione.
Me la posso stampare sulla maglietta? :)
ErreBi, non per farmi gli affari tuoi ma... che razza di taglia porti per farci stare tutto quel poema su una maglietta? Non sarebbe meglio un vestito? :-P
Beh, hai ragione. Su una S tutto non ci sta. Però mi piaceva.
Mthrandir, quando vuole, riesce a far più male di una bomba...
Potresti metterci il logo del blog appena saremo pronti. Ahahahahahah:-)
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