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Bondi e il garantismo dei miei stivali

Cominciamo con un’ammissione che non costa alcuna fatica: i portavoce di Forza Italia e dei capibastone del partito sono inguardabili, da sempre e non perdono occasione per dimostrarsi del tutto inadeguati al compito. Certo, se “portano voce” qualcuno gli avrà detto cosa dire quindi si può tranquillamente assumere che anche coloro di cui portano il verbo, specie su certi argomenti, siano altrettanto inguardabili.

L’argomento principe sul quale portavoce e affidanti voce non si smentiscono mai riguarda la giustizia e coloro che dovrebbero amministrarla: non appena si tocca uno della cricca, urlano isterici come un branco di verginelle di fronte all’uomo con l’impermeabile. L’occasione, stavolta, la fornisce la nota diva della giustizia Clementina Forleo, quella dei sottili distinguo tra guerriglieri e terroristi, che osa scrivere al parlamento che sull’affare delle scalate bancarie i politici erano complici e non tifosi. In virtù di questo teorema, chiede (o chiederà) di poter usare le intercettazioni in modo più ampio. Apriti cielo! Il più immacolato dei politicanti – Clemente Mastella, ministro della giustizia – reagisce in modo pacato ipotizzando niente meno che un attacco alla costituzione e preannunciando indagini disciplinari in nome della tutela delle prerogative dei politici. Detto più terra terra, in nome dell’intangibilità e delle franchigie legali che si sono procurati nel corso del tempo. Ovviamente Di Pietro difende la “collega”, ma più per onorare il ruolo di anti Mastella che per profonda convinzione.

Fino a qui è normale che la minoranza di governo si chiuda a riccio perché manca solo di spedire Fassino, D’Alema e Latorre sotto inchiesta per seppellire definitivamente quel poco che resta della sinistra “riformista” la quale resterebbe orfana anche dell’ultimo punto condiviso del programma, cioè la battaglia contro l’immoralità berlusconiana.

Ciò che è meno normale, ma altrettanto comprensibile, è che sulla stessa linea si schieri anche Forza Italia, e che lo faccia in modo così aperto. Va bene, ci sono anche tre parlamentari di centrodestra coinvolti, ma sono seconde linee, niente per cui valga la pena fare eccessivi sacrifici. Va meglio che la “protezione” offerta ai vertici DS sia strumentale al sostegno della teoria dell’accanimento sostenuta per un decennio abbondante quando nelle canne giudiziarie ci è finito il grande capo in persona assieme ai suoi più stretti collaboratori.

Ciò che proprio non si può digerire, però, è l’impossibilità di uscire da questo labirinto di intrecci bipartisan che, nei fatti, è l’arma migliore che la classe politica possiede per restare in sella. Certo, può sembrare un paradosso sostenere che sono proprio gli affari sottobanco che fanno indistintamente a destra e a sinistra a proteggere tutti quanti dal ricambio e dal licenziamento, ma è la triste realtà. In un mondo dove tutti sono ricattabili, nessuno finisce alla sbarra. In questo senso, la competizione politica è diventata una specie di pace armata firmata dai due clan di una cupola disposti, al massimo, a tollerare qualche regolamento di conti tra “picciotti” di piccolo calibro.

Le dichiarazioni di Bondi, specie quando parla di tradizione garantista, vanno esattamente in questa direzione, anche perché garantismo significa riconoscere parità di condizioni tra accusa e difesa partendo sempre dal presupposto che l’onere della prova spetti a chi accusa. Il garantismo di Bondi (e quello di Mastella), invece, si dovrebbe chiamare con più precisione “immunità”.

Il punto è che la situazione è talmente incancrenita e le cattive abitudini sono così profondamente diffuse che vien difficile pensare a come si possa uscire da questo stallo. Qui non si intende evocare la purezza morale perché siamo i primi a diffidare della gente troppo virtuosa, ma si deve arrivare a porre un limite alla patologia della cointeressenza che affligge l’intera classe dirigente. Di sicuro, non saranno loro ad autolimitarsi, per cui qualcosa bisognerà pure inventarsi. Si potrebbe proporre loro un patto di impunità eterna in cambio delle dimissioni di massa, un po’ come se stessimo liquidando duecentomila tiranni grandi e piccoli: non ci costerebbe molto di più di quanto già si paga correntemente. Oppure, alla prima occasione utile, si potrebbero riempire le urne con 30 milioni di schede nulle, tanto per fargli sapere che la festa deve finire. Ma non c’è da essere troppo ottimisti: in questo delirio di onnitangenza hanno coinvolto un numero tale di persone che quelli normali si sono ridotti ad una trascurabile minoranza senza alcuna possibilità di incidere. Fino a quando possa durare mi è ignoto, ma sicuramente non potrà durare in eterno. Qualcuno pensa che imploderà, prima o poi, e dovesse succedere non si annunciano giorni sereni. Io continuo a sperare in un’OPA, anche ostile, che prenda tutto in blocco prima che il nostro modello faccia danni ovunque. Però, cazzo, non hanno voluto nemmeno l’Alitalia

(Nella foto, proposta per il nuovo logo della repubblica italiana)

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ritratto di Mthrandir
 

Mthrandir scrive:

Di sicuro, non saranno loro ad autolimitarsi, per cui qualcosa bisognerà pure inventarsi. Si potrebbe proporre loro un patto di impunità eterna in cambio delle dimissioni di massa, un po’ come se stessimo liquidando duecentomila tiranni grandi e piccoli: non ci costerebbe molto di più di quanto già si paga correntemente. Oppure, alla prima occasione utile, si potrebbero riempire le urne con 30 milioni di schede nulle, tanto per fargli sapere che la festa deve finire.

Un mio amico direbbe: NAPALM!!!

Senza voler giungere a tali eccessi, ho avuto anch'io più volte lo stesso pensiero e sono giunto anch'io alla stessa conclusione: si può eradicare la nomenklatura della politica attuale, ma purtroppo nessuno può assicurare che le nuove leve si comporterebbero in modo dfferente, anche perché verranno formati dagli stessi ambienti e dalle medesime persone che attualmente siedono sui cadreghini.

Probabilmente è la forma di governo ad essere sbagliata: bisognerebbe magari tornare al modello della Repubblica Romana, con due consoli che devono governare associati ma che soprattutto alla scadenza del proprio mandato dovevano SLOGGIARE.
Cominciare magari ad applicare quest'ultimo principio? (Ed è vero che comunque potrbbero sicuramente continuare a fare il comodo loro mandando avanti dei fantocci...)

La vedo grigia...

BiGi, vero che quelli dopo potrebbero essere peggio di quelli prima.
Qualcuni difatti oggi rimpiange Andreotti.
In ogni caso credo - senza volere tirar fuori il Popper che tutti usano a sproposito - che l'affermare il principio che il popolo possa MANDARE A CASA TUTTI sia già un passo avanti.
Lo si potrebbe applicare a ripetizione, prima o poi qualcuno di decente lo troveremo...

A parte la differenza che Bondi è un porta-voce e Mastella un porta-croce (o siamo noi a portarla?), stiamo vivendo in un sistema bloccato.
E non vedo sbocchi, a parte un astensionismo "motivato" e imponente, tale da non poter essere sottovalutato.
Bah...

Ehhh BiGi, la tentazione Napalm ci sarebbe anche. Tu dici che c'è il rischio che le nuove leve siano uguali. Va bene, assumiamoci l'azzardo che tanto, peggio di così...;-)
Luciano, quoto e mi ripeto: peggio di così è veramente difficile:-)
Cima, però prima ci mettiamo d'accordo. Se no noi ci asteniamo e voi andate a votare uguale per motivi religiosi;-P

Non facciamo un bel compromesso astensionistico?
Signora mia, che tempi... ;-)

Io proporrei di andare a votare e di annullare la scheda che mi sembra meglio dell'astensione. Non andarci, a parte i silenzi assensi, vuol dire non esprimersi, andarci e annullare la scheda di proposito vuol dire che nessuno dei candidati sta bene. Però dobbiamo fare a fidarci perchè, come diceva Don Camillo, nel segreto dell'urna Dio ti vede, ma Stalin no:-D

Ach! i preti ne sanno sempre una più del diavolo... ;-)

Avendolo inventato, ci mancherebbe che non sapessero gestirselo a piacimento:-)

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