
Non c’è problema, paga Pantalone. Lo schema di privatizzazione di sinistra è sempre lo stesso: si regala quello che si può senza andare troppo per il sottile e, se avanzano costi, passa la prona cittadinanza a pagare il conto.
C’è uno, tale Alessandro Bianchi sospettato di essere ministro dei trasporti, che dice all’AGI (qui, via Repubblica) di non preoccuparsi perché gli esuberi dell’Alitalia ce li ingobbiamo tutti quanti: appena AirOne ha pagato, saranno estratti a sorte 2.350 dipendenti della ex compagnia di bandiera da assegnare a chi ne abbia fatto richiesta.
Per i piloti non si prevede una vera e propria ressa di potenziali famiglie che vorranno adottarli. Del resto, il numero di nuclei familiari che ha un Jumbo parcheggiato sotto casa non sembra essere altissimo per cui la necessità di qualcuno che lo curi e che lo parcheggi stando attento ad evitare le multe per il lavaggio strade si può tranquillamente considerare non maggioritaria.
Lo stesso vale per gli stewards. Il problema, in questo caso, è che sono tutti residenti ad almeno 800 km da casa di chiunque per cui pretenderanno, in omaggio alla salvaguardia dei diritti acquisiti, di farsi pagare il viaggio A/R quotidiano su un volo Lufthansa in business class per raggiungere il luogo di lavoro. Servono ottimamente cappuccio e brioche, ma si tratta di colazioni abbordabili soltanto per gli habituees dell’Aragawa.
Molto più interessante, invece, si annuncia la gara ad accaparrarsi le hostess per le quali immaginiamo tutti una montagna di candidature da parte di generosi connazionali pronti a qualsiasi sacrificio per il bene del paese. Si tratta, anche in questo caso, di pulzelle il cui mantenimento richiede robuste dotazioni economiche, ma siamo pronti a scommettere che più di qualcuno sarebbe disposto ad indebitarsi pur di rendere felice una gonnella volante.
Se quel minimo di esperienza delle cose italiche non ci offusca, la corsa ad accaparrarsi una simpatica componente di questa categoria professionale si svolgerà senza esclusione di colpi e vedrà vincitori quelli che possono contare sull’aggancio giusto. La politica italiana, quando c’è roba del genere sul mercato, è sempre molto sul pezzo.
Ciò detto, resta solo da evidenziare la delicatezza con la quale Bianchi esprime il suo giudizio circa l’andamento della “privatizzazione”. Intanto continua a chiamarla gara nonostante ci sia un solo partecipante, in perfetto Prodi style. Ci ricordiamo bene la stagione all’IRI dell’attuale premier e sappiamo benissimo quanto egli gradisca le competizioni ristrette. Le gradisce talmente tanto che, pur di averle, è disposto a fare sconti interessantissimi sul prodotto venduto.
La seconda è che, sempre Bianchi, dice maliziosamente che degli esuberi si farà carico il governo. Il governo? Ohibò, vuoi vedere che li assumono tutti a palazzo Chigi? No, tranquilli! Quando Bianchi dice “governo”, intende “stato”. Cioè fa intendere che li prende a casa sua, ma nei fatti li metterà sulle spalle di tutti gli altri. A copertura dei costi, in fondo, basta un piccolo ritocco al prezzo della benzina, uno zerovirgolazeroqualcosa dell’IRPEF o qualsiasi altra idea che si possa vendere come l’equivalente di un caffè al giorno.
Non è un caso che sia rimasto in corsa soltanto l’acquirente italiano: perfino la scalcagnata Aeroflot, pur non essendo troppo snob nelle amicizie, ha preferito menare le tolle avendo annusato un’aria poco salutare.
Il risultato della privatizzazione lo possiamo prevedere fin da ora: entrerà sul mercato un nuovo monopolista con un “debito di riconoscenza” nei confronti dello stato che si estenderà alle future agevolazioni in termini di numero degli slot. Così ricomincerà l’andazzo dei contributi a tutela dell’occupazione e la negoziazione dei prepensionamenti. AirOne farà da testa di legno per il Tesoro e tutto continuerà bellamente come prima cosicché, al prossimo rovescio dei conti, tutti a dire che il privato non è poi così meglio del pubblico e che “le privatizzazioni le fa la sinistra”.
Però, onore al merito! Non deve essere mica tanto facile collezionare tante porcherie tutte d’un fiato, ci vuole anche del talento. Sono i momenti in cui è più dura che mai accettare di avere una tale fortuna. C’è mica qualcuno, nel mondo, che ne vuole un po'?
(Nella foto, adotta una hostess)














Ma le hostess non erano quelle che aveva istruito Bassolino?
Scusate la domanda stupida, ma cosa c'è di male se una volta tanto, al posto di rimetterci, l'Italia decidesse di fare una seria gara d'appalti e chi vince si piglia la torta, e soprattutto, se la gode e se la cura? (senza appiopparla alle spalle degli italiani). Non riesco proprio a capire tutto questo odio nei confronti del libero mercato. Porterebbe solo cose positive...
Luciano, non saprei. Ma se le formava Bassolino, temo assai per il tipo di esperienza professionale acquisita:-)
Il libero mercato, cara Valyaah, qui non piace a nessuno, dai politicanti ai membri delle piccole e delle gradi corporazioni. Il fatto che ne parlino tutti non è un segno di interesse, ma un esorcismo:-)
Libero mercato? come si può parlare di libero mercato quando si tratta di una vendita che di fatto, libera non è?
N'era meglio un compralo subito su ebay? :-)
O comprarlo su eMule, vero Luciano Mollea? :-))))
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