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Autolesionismi palestinesi

Si dice che la storia non si ripeta, ma che talvolta vada "in rima". Vale anche per la vicenda palestinese, dove la storia non si ripete eguale a se stessa, ma in versioni rivedute e corrette, in cui gil arabi palestinesi sembrano ogni volta scegliere, pervicacemente, la soluzione peggiore. Calro Panella sintetizza molto meglio di quanto potrei fare io la vicenda della guerra civile palestinese del 1937-39, dove migliaia di morti arabi furono il prezzo per impedire la costituzione di due minuscole enclave ebraiche in terra palestinese:

Il 7 luglio 1937 la Commissione Peel pubblicò il suo rapporto, che fu elaborato essenzialmente mediando tra le posizioni [...]. Un minuscolo stato sionista di soli 5.000 chilometri quadrati, meno di un quinto della Palestina (un quarto di Israele attuale), grande circa come il Trentino, per di più separato in due zone non comunicanti, uno stato palestinese, una zona – Gerusalemme – sotto controllo britannico e infine un dislocamento bilanciato di sionisti e palestinesi per rendere omogenee le rispettive zone. Il dibattito all’interno del movimento sionista fu intensissimo[...], ma il piano di bipartizione fu infine accettato dal ventesimo Congresso Sionista di Zurigo [...].
Dunque, il movimento sionista, nel 1937, accettò non solo il principio, ma la proposta concreta, assolutamente sfavorevole e impraticabile, di un Israele minuscola e per di più formata da due enclavi circondate dallo stato arabo e non comunicanti. Un precedente che va ricordato, perché nel 2007, chissà perché, Massimo D’Alema non è il solo a dare mostra di non saperlo, o di non volerlo sapere.

Già. Gli israeliani, si sa, hanno sempre complottato per il dominio del mondo e della Terra Promessa, ai danni dei pacifici e gandhiani palestinesi, come si vede oggi e come avvenne allora, grazie anche all'intervento dello zio di Yasser Arafat, il filonazista Gran Muftì: una minoranza impose, con la violenza più brutale, la propria volontà al resto della popolazione.
Continuare a leggere Esperimento per credere.
 
 

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ritratto di John Christian Falkenberg
 

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