
Se gli investimenti stranieri in Italia latitano, qualche motivo ci sarà pure. Escludendo tranquillamente ragioni di antipatia per la gente e perplessità diffuse sull’instabilità delle condizioni climatiche, magari dipende da alcuni fattori che, per chi volesse mettere quattrini in un’attività diversa da quella caritatevole, possono scoraggiare anche i più ottimisti. In generale, li conosciamo abbastanza bene: soffriamo di carenze strutturali croniche, abbiamo un tasso di burocrazia spaventoso, il mercato del lavoro non è intelligentemente flessibile, il sistema delle regole assomiglia alla settimana enigmistica e per ottenere una sentenza da un tribunale è più utile farsi patrocinare da Sant’Antonio che da un avvocato.
In più, secondo quanto riferisce KPMG, siamo un paradiso fiscale, nel senso di Eden dell’Agenzia delle Entrate, che è una delle più voraci del mondo. Dal 2008, quando anche la Germania avrà tagliato le sue aliquote, entreremo nel guinness dei primati come paese europeo con maggiore appetito sugli utili privati. Meglio di noi al mondo solo USA e Giappone, ma di poco. Confidiamo che il governo possa mettere rimedio a questa macchia sul curriculum perché ad essere primi ci si tiene tantissimo.
Eppure, in questi giorni, è tutto un fiorire di lamentazioni sull’evasione fiscale, un pianto rossiniano che termina nell’acuto di Padoa Schioppa e nei suoi cento miliardi di pandemica riottosità a contribuire al bene comune. Si potrebbe dedurne che siamo nominalmente costosi, ma nei fatti piuttosto convenienti perché, se è vero che esiste un obbligo formale a pagare al socio occulto di maggioranza il 37,25% di quanto guadagna la singola impresa, è altrettanto vero che ci sono una marea di possibilità per evitare la rapina. Certo, è un po’ complesso promuovere l’attrattività nazionale in questi termini, a meno che non si decida di incoraggiare i capitani coraggiosi di Zagarolo che, probabilmente, aspettano un’occasione anche se abitano a Miami Beach. Bisogna ammettere che anche il creativo più spregiudicato e fantasioso avrebbe delle difiicoltà a rendere appetibile un messaggio che, nei fatti, dovrebbe dire che è vero che siamo cari, è vero che ti offriamo prevalentemente rogne, ma che con una fatturina di qua e una di là diventiamo competitivi più dell’Irlanda o delle Cayman. Diciamolo, fa un po’ troppo cazzoni anche nei salotti meno esigenti.
Ebbene, se ci aggiungiamo che anche sul reddito personale siamo messi benino in classifica avendo sorpassato la Svezia e puntando al record mondiale detenuto dalla ex Unione Sovietica, il depliant che possiamo inviare in giro per il mondo dovrebbe collocare il nostro paese tra quelli che vanno fieri delle Vacanze Pericolo e che assicurano emozioni forti a chi vi si avventuri.
Capitani coraggiosi, appunto, gente che si è stufata dei sequestri in Sudan e dei suoi lunghi e disagiati soggiorni a temperature insopportabili preferendo sperimentare l’adrenalina di un confronto diretto con un mostro che fa invidia ai progettisti di Quake.
Del resto, puntare su convenienza ed efficienza sarebbe troppo facile e non costituirebbe un elemento di sufficiente differenziazione con altri Paesi – la maggioranza – che hanno deciso di percorrere questa strada.
Se questa è la filosofia, allora si spiega benissimo l’idea della banda sindacal-governativa di tenere in piedi i contratti atipici, ma di gravarla al massimo di altri oneri contributivi così da renderli poco convenienti rispetto al lavoro dipendente. Saranno contenti i precari che saranno chiamati a sacrificare il proprio netto mensile (perché è chiaro che l’aumento dell’aliquota contributiva sarà applicato a parità di lordo) a vantaggio di una pensione futura che sarà non più grottesca, ma ridicola. Tutto perfettamente logico e in linea con lo schema generale: pagamento immediato, consegna al giorno del mai.
Visto che anche le recenti scoperte scientifiche dicono che pagare le tasse rende felici, stupisce davvero che siano così tanti quelli che provano a mimetizzarsi nell’ambiente per non essere notati dai gabellieri del Re e per non finire sui loro registri. Forse non hanno capito che siamo l’avanguardia di una rivoluzione inarrestabile e che, presto o tardi, saranno gli altri a doverci inseguire. Quando avranno capito cosa significhi vivere in un sistema il cui welfare si fonda sul modello per cui tutti pagano il massimo per avere niente in cambio, né oggi né mai, allora sarà troppo tardi e non potranno colmare il gap epocale che avremo accumulato. Non riusciranno nemmeno a comprendere del tutto come funziona perché saremo troppo distanti, praticamente estinti.
(Nella foto, resti della civiltà italiana)














L'ottimismo è il profumo della vita.
Ma ce ne vuole per sentirlo, attorniati come siamo dal sinistroide lezzo nauseabondo.
E' il titolo usato da Phastidio (Phastidio.net) per fare due conti in tasca alle rivendicazioni dei successi prodiani. Lo apprezzo due volte anche per questo:-)
Non conoscevo nemmeno il sito, una fortuita combinazione! :)
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