
Dopo le ultime amministrative i media nostrani si sono prodigati nell’informarci dello “sfondamento” del centrodestra solo al Nord. Niente di più falso. Il centrodestra infatti non solo ha vinto al Nord, ma ha vinto anche al Sud, come dimostrato dalla vittoria dell’UDC e di Alleanza Nazionale da Roma in giù. Vorrei allora soffermarmi su articolo di Luca Ricolfi (apparso martedì scorso sulla Stampa e ripreso anche in un altro articolo di Italia Oggi) che ribadiva una verità che secondo me non va trascurata: Se al nord è uscito prepotente il gruppo dei contribuenti, ostile alla fiscalità sregolata e vessatoria imposta dal nuovo governo, al Sud invece è cresciuto il suo esatto contrario: un gruppo di elettori della spesa, meridionalista, compassionevole e con l’idea che lo Stato debba per forza di cose elargire. Uno Stato solo dei diritti e non dei doveri che, denifire blasfemo, è poco. Anche a sinistra convivono situazioni al limite della nemesi: per esempio i riformisti “neo Sarkosiani” ed i “neo comunisti” (che non hanno mai abbandonato il “capitale”) risultano conviventi sotto lo stesso tetto politico. Se guardiamo la storia della politica italiana, dal fascismo alla più recente Democrazia Cristiana, il modello con cui hanno plasmato la coscienza nazionale e la politica è sempre stato su basi in cui lo statalismo (compassionevole ipocrisia sociale per pochi) da una parte ed il libero mercato (meritocrazia) dall’altra, sono sempre andati a braccetto. Bene, è proprio così che il nostro paese ha vissuto fino ai giorni nostri e le ragioni di un comportamento politico di questo genere è presto detto: il potere, spesso ottenuto anche a discapito del cittadino. E' solo in questo paese è possibile sentir parlare che la destra e la sinistra non esistono più o peggio ancora non sono mai esistite. E’ vero, io stesso molti mesi fa era stato attirato nel tranello di livellare queste due entità ideologiche/politiche. Ero entrato nel vortice dei fatti e nelle azioni del nostro sedicente mainstream politico, che invece non ha fatto altro (come succede in qualsiasi politica democratica) che accentrare la sua azione, al fine di abbracciare più consenso possibile. In realtà in queste due correnti, le ideologie ed i valori rimangono,variando poi in maniera sostanziale, le politiche dei due schieramenti. Ed è proprio questa differenza fra statalismo e libero mercato, la vera differenza della destra e della sinistra nel mondo contemporaneo, ed attraverso i quali si fondano i sistemi ed i modelli delle società democratiche: da un parte il partito della spesa e della questione sociale (è sacrosanto ricordarsi di chi non ce la fa, ma bisogna vedere in che modo deve essere attuata una politica sociale), mentre dall’altra il partito delle tasse giuste, della meritocrazia e del mercato. Io mi sono sempre considerato un moderato, e non potrei mediare la mia idea della politica se non avessi queste due ideologie di riferimento che sono i fari, mi ripeto, di qualsiasi democrazia. Il nostro paese invece vive un sistema, come ho detto prima, monopartitico prima fascista e poi democristiano, nel quale queste due ideologie vanno a braccetto ed è quindi facile immaginare come i contorni allora sfumino fino a diventare irriconoscibili per annullarsi a vicenda. Questo perché la nostra politica purtroppo ha il brutto difetto di voler piacere a tutti anche nel lungo periodo (impossibile) volendo diventare un centro (che di per se è un altra cosa) che alla fine non può essere impersonato da due ideologie così diverse e distanti. Che ognuno faccia il suo mestiere insomma, non tutti possono essere dirigenti e non tutti possono essere operai. Quindi è impossibile essere un partito di lotta e di governo. Ci vuole invece sia quello di lotta e sia quello di governo. E inutile, come sentiamo in questi giorni, cavalcare il dissenso dell’antipolitica sperando di risolvere il problema con sbarramenti elettorali o con riforme per il paese. Tutte le cose che servono all’Italia sono prima direttamente proporzionali ai diogene ideologici che devono, per forza di cose, ritrovare se stessi: due partiti attraverso i quali i moderati possano poi mediare, non in un "grigio" senza senso, ma in politiche il più possibile obiettive e che perdano il sapore “dell’estremismo”. Perdere la tentazione totalitaria ideologica che stiamo vivendo è il solo modo per riuscire davvero a cambiare la politica del nostro paese per fare quelle riforme strutturali che tanto servono alla nostra democrazia.
A rileggerci













Invia nuovo commento