Questo sito se ne sbatte del Web 2.0!

Dietro Ricucci c’è solo paura

Messi nel sacco da un odontotecnico di Zagarolo, i nostri politicanti di serie C si chiudono in coorte e tuonano in ogni direzione possibile nel tentativo grottesco di sottrarsi ad ogni coinvolgimento nell’affaire scalate bancarie e mediatiche. Dalla magistratura distratta di D’Alema alla spazzatura berlusconiana, finalmente ci troviamo di fronte ad un gruppo unito che dimostra una visione del mondo con moltissimi punti di contatto rappresentati alla perfezione da Gianfranco Fini che non esita a consegnare alle agenzie una dichiarazione in stile D’Avanzo che lascia esterrefatti: il casino delle intercettazioni è stato fatto scoppiare ad arte da chi persegue obbiettivi diversi dall’interesse nazionale. Chapeau! Una cazzata simile merita una standing ovation e 92 minuti di applausi fantozziani perché dimostra quale distanza separi questa gente dalla realtà. Sarebbe carino che l’uomo nuovo del centrodestra si sforzasse un pochino di più per circostanziare l’accusa, magari cominciando a spiegarci a quale interesse nazionale si riferisca. In effetti, cominciano ad esser in molti a pensare che la classe politica abbia nella capoccia un idea di interesse nazionale che non coincida esattamente con quello del normale buon senso. I fatti, rilevanza penale o no, parlano chiarissimo: dall’una e dall’altra parte di politica se ne vede pochina mentre fioccano le prese d’iniziativa negli ambienti della tanto citata società civile la quale, evidentemente, è meno civile di quanto sembri. Quale interesse nazionale è in gioco mentre si negozia la cessione di un pacchetto di azioni che fa riferimento a Bonsignore? E qual è la grave minaccia che si è respinta stimolando le fantasie oniriche del ministro degli esteri? Caltagirone è un interesse fondamentale del nostro sistema o è il suocero di Casini, il piccolo Bayrou de noantri? E ancora, avremo un futuro senza una banca concessa generosamente al sistema delle coop rosse? Sono interrogativi che appassionano, occorre ammetterlo. Del resto, per confessione sincera della casta, è del tutto normale che la politica si interessi così appassionatamente delle vicende finanziarie di gruppi privati, specie perché essa stessa si considera investita di compiti di ronda sulle mura e forza di primo intervento in caso di minaccia dall’esterno. Sappiamo tutti quanti che si tratta dell’ennesima balla che vanno raccontando in giro perché sono compiti che alla politica non appartengono. O meglio, non le appartengono in una democrazia visto che in quel sistema la politica dovrebbe limitarsi a scrivere e ad approvare le regole, possibilmente prima che si cominci a giocare. Invece qua non funziona così e i nostri statisti trovano che scrivere le regole e partecipare al gioco sia assolutamente normale, tanto che non hanno avuto difficoltà ad ammetterlo di fronte a milioni di testimoni.

Eppure di questa vicenda hanno paura un po’ tutti, come se si trattasse di una novità inaspettata e o di una situazione che agli occhi della gente si presenti come scandalo unico nel suo genere. Dubito fortemente che abbiano paura di Ricucci e della sua sciamannata combriccola di capitani coraggiosi. Piuttosto, sembra che temano che salti il banco. Fino a ieri avevano condotto le danze secondo uno schema preciso: spregiudicatezza a destra in nome di un liberalismo del quale non sono degni di pronunciare il nome e pantomima a sinistra a difesa di un’etica da isola della Tortuca dove il più sano ha la rogna. Ma il sistema reggeva perché una parte della casta faceva da argine all’altra. Un argine formale, tutto parole e niente fatti, che però garantiva gli uni e gli altri nelle rispettive scorribande. Dopo il 1994 è stata formalizzata una nuova liturgia secondo la quale, per tacitare gli scandali, ogni tanto venivano organizzati sacrifici umani portando all’altare gente di piccolo calibro che, dopo la funzione a base di succo di pomodoro, veniva felicemente pensionata da qualche parte. Oggi la situazione è cambiata perché non c’è più differenza tra sacerdoti e vittime o tra assolutori e peccatori. Nei telefoni di Consorte e di Ricucci ci sono finiti dentro tutti, senza distinzioni di sorta, e sotto accusa non ci è finito il povero pirla di turno, ma un’intera classe. Di questo hanno paura, hanno paura che crolli la scenografia e che resti bene in vista l’immondizia che c’è dietro. C’è sempre stata, ovviamente, ma protetta dalla copertura di un bel panorama dipinto faceva meno impressione. Adesso la compagnia di giro è costretta a recitare sul palco glabro che le compete. Senza i trucchi ottici e senza effetti speciali, il pubblico è costretto ad ascoltare la commedia. Ci vuol poco a capire quanto faccia pena e ancora meno ci vuole a decidersi ad abbandonare il teatro. Nella loro arroganza, sanno bene che senza pubblico il giochino è finito. Per questo il capocomico D’Alema, un mese fa, lamentò la costante discesa di coinvolgimento emotivo della platea. Qualsiasi teatrante sa che è il pubblico che paga.

(Nella foto, paure dalemiane)

Average: 5 (4 votes)
ritratto di Mthrandir
 

Riescono sempre a non stupirci. Tutti, in blocco. Non se ne salva nessuno.
Ma sono solo lo specchio di un paese che va a rotoli...

A.I.U.T.O.

Credo siano lo specchio del paese che li elegge. Un paese che non è nazione e che non ha cultura del dovere, ma solo del diritto. Ha fatto comodo alla casta e ha fatto comodo ai loro familiari. Ma, prima o poi, il conto arriverà.

Ne sei sicuro? Io oramai sono così disillusa che sono arrivata a pensare che pure tutte le indagini e le intercettazioni siano solo farse, tanto per far star tranquilli gli italiani che in fin dei conti la giustizia c'è. Poi eleggono un capro espiatorio, fanno finta di condannarlo, gli danno un posto imboscato da qualche parte, e tutto riparte come prima. L'unico modo di epurare il sistema sarebbe cacciarlo tutto, il sistema. E te lo vedi il parlamento svuotato in toto? Io ci metterei la firma, ma lo trovo scarsamente probabile!

Di questo hanno paura, hanno paura che crolli la scenografia e che resti bene in vista l’immondizia che c’è dietro. C’è sempre stata, ovviamente, ma protetta dalla copertura di un bel panorama dipinto faceva meno impressione. Adesso la compagnia di giro è costretta a recitare sul palco glabro che le compete. Senza i trucchi ottici e senza effetti speciali, il pubblico è costretto ad ascoltare la commedia. Ci vuol poco a capire quanto faccia pena e ancora meno ci vuole a decidersi ad abbandonare il teatro. Nella loro arroganza, sanno bene che senza pubblico il giochino è finito.

Questo passaggio è un capolavoro, complimenti!

Riguardo al parlamento vuoto proposto da Vaalyah: è già da qualche tempo che vado polemicamente e provocatoriamente propugnando l'avvento di un sultanato assoluto in Italia: almeno mangia solo uno!

Bene, e chi proponi come sultano? Io avrei un mio amico da proporre. Con lui in una volta sola eliminiamo il probelma: stupidità, disoccupazione, sovrappopolazione :-D :-D :-D anche se non credo la NATO appoggerebbe i suoi metodi :-P

Beh, sicuramente non l'Uomo Bolso né suo figlio l'Uomo Lupo...

Vorrei comunque vedere un uomo (o donna) nuovo/a...

Già, una volta tanto qualcuno di nuovo ad approfittare dei soldi degli Italiani :-D

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Tag HTML permessi: <a> <strong> <em><ul><li><code><cite>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Maggiori informazioni sulle opzioni di formattazione.

Captcha
Un rapido modo per difenderci dallo spam: