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Hamas rulez | La Voce del Padrone
 

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Hamas rulez

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Adesso comincia il bello perché la sinistra radicale nostrana dovrà gettare finalmente la maschera e dichiarare apertamente la propria simpatia per i movimenti terroristici senza potersi più nascondere dietro l’alibi della solidarietà al popolo palestinese vittima dell’occupazione militare israeliana. Da oggi la Striscia è in mano ad Hamas e Fatah ha chiesto niente meno che l’intervento delle truppe israeliane. Il Fatah di Yasser Arafat, per essere chiari, cioè un gruppetto di amabili soggetti che ha nello statuto la mission di distruggere Israele.

Cresce l’attesa, dunque, per il prossimo corteo antimperialista perché i vecchi vessilli quadricolori dovranno essere ammainati e sostituiti da quelli verde pisello dei nuovi signori di Gaza. I quali, sarà bene ricordarlo, sono ufficialmente iscritti tra le organizzazioni terroristiche anche nella Comunità Europea. Alcuni non avranno difficoltà a mostrarsi per quello che sono, ad esempio Diliberto, perché hanno una certa familiarità ipocrita a considerare sanguinolente le mani strette dagli altri e sorvolano amabilmente sui palmi ancora caldi di tritolo dei siriani che, tanto per restare in allenamento, in Libano hanno fatto saltare un altro parlamentare (Walid Eido) poco gradito a Damasco.

Qualche problemino in più, però, ce lo avrà l’equivicinanza di D’Alema perché dovrà fare i conti non con il solito generico palestinese oppresso, ma con due distinte organizzazioni che dichiarano di rappresentarlo. Siccome si dà il caso che abbiano idee alquanto diverse su cosa debba intendersi per sacro diritto del popolo palestinese, e siccome sembra che gli attuali rapporti non siano esattamente idilliaci, sarà interessante capire a quale verità rivelata si darà credito. Nell’incertezza il nostro ministro degli esteri si aggrappa al caravanserraglio dell’ONU e sproloquia di forze di interposizione internazionali. La proposta, subito accolta da Israele in quanto inapplicabile o applicabile alla condizione di accettare un rischio elevatissimo sul piano della sicurezza degli eventuali interpositori  e sul piano della credibilità politica dei loro mandanti, è semplicemente ridicola per motivi che già qui si provò ad indicare.

Intanto, con grande disappunto dei media occidentali, i morti ammazzati (tra palestinesi) hanno varcato quota cento e i reporters scrutano impazienti le agenzie in attesa che l’artiglieria israeliana commetta qualche errore di mira per denunciare al mondo la violenza intollerabile degli ex occupanti.

Sappiamo bene che gli analisti a cottimo sono già pronti a sfornare giustificazioni a pioggia sulle tremende conseguenza dell’occupazione militare e sulla ingiustificata, ma comprensibile reazione degli oppressi che passeggiano con i kalashnikov in mano a fare shopping di scalpi. Continueranno imperterriti a sostenere le ragioni di chi ha, come unico scopo, la promozione dell’odio e della tirannia assoluta fornendo lo stesso eccentrico alibi della legittima reazione che ha aiutato non poco questa bande criminali ad evolversi da bestie a soggetti politici.

L’hanno sempre fatto, per paura o per sincera adesione ideologica al principio antisemita, e continueranno a farlo perseguendo la folle convinzione che questi siano effettivamente interessati ad un potere diverso da quello dell’oppressione e del pugno di ferro. Credono di avere di fronte gente che la pensa come loro, disposta a tutto per arrivare nelle stanze che contano, ma in fondo animati dalla volontà di mettere le mani nelle casse.

Se ha funzionato con Fatah, funzionerà anche con Hamas. Il problema vero è che Arafat aveva allevato generazioni di integralisti dell’affarismo e della corruzione, mentre Hamas porta in giro (anche ai livelli di comando) gente che parla ogni giorno con Dio. E non è un Dio pietoso e misericordioso disposto ad ascoltare le ragioni altrui.

Anzi, è talmente sordo che i suoi seguaci sanno di interpretare al meglio la sua volontà di dominio anche nei piccoli gesti: durante le esecuzioni, hanno trovato il tempo di ribattezzare la collina dell’Amore (Tel al Hawa) con un nome più in linea con le nuove esigenze di chi comanda. Oggi si chiama Tel al Islam, giusto per mettere i puntini sulle “I”. Anche su quelle maiuscole.

(Nella foto, la lingua dei gesti)

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ritratto di Mthrandir
 

Ma chi è quello raffigurato nel vessillo? Casini? :-)

E' vero! Ci assomiglia! Sarà il suo gemello cattivo?

La causa palestinese è l'ennesimo cavallo perdente su cui ha puntato la sinistra italiana.

Provano quasi piacere nel raccontare ai talk show , con spavalda nonchalance , di come avevano inizialmente sottovalutato il terrorismo rosso , negato le foibe , cavalcato la deviazione dei magistrati ( di cui proprio in questi giorni inizano a pentirsi ) , osannato la compattezza dell'URSS stalinista , ecc , ecc , ecc

Con la stessa faccia tosta fra 20 anni ci ricorderanno di come avevano erroneamente scambiato una causa ( il terrorismo ) con l'effetto ( l'autodifesa dello stato di Israele ) .. ovviamente sempre seduti sulle loro poltrone e senza mai pensare che magari avrebbero dovuto cambiare mestiere , la politica seria è un'altra cosa.

Credo sia Casini che si crede Mussolini:-)
Anonimo: non cambio neanche una virgola:-)

Purtroppo la situazione è di una serietà tale che non trovo giovamento neanche di fronte alla evidente comicità delle grandi "intuizioni" di politica internazionale del nostro attuale ministro degli esteri, come pure dalle esternazioni di parola e di piazza di quella masnada, mai doma, dei duri e puri della estrema sinistra, sempre pronta a manifestare a suo insindacabile e incontrovertibile (pre)giudizio solo ed esclusivamente da una parte. Insomma tutto mi fa tristezza...

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