
La scuola italiana è rimasta l’ultima, anacronistica catena di montaggio dell’industria pubblica gestita dallo Stato. Centinaia di migliaia di alienati, assolutamente privi di un qualsiasi interesse per ciò che ci vanno a fare, girano meccanicamente le chiavi inglesi del loro moderno pensiero educativo sulle scarse e tenaci rotelle dei giovani virgulti che passano sonnecchiando sul nastro trasportatore. Da quando è caduta definitivamente nelle mani dell’orgoglio intellettuale della sinistra, quella tutti diritti e doveri niente dei reduci della stagione della fantasia al potere, ha intrapreso il suo mesto cammino in discesa consegnandosi senza combattere al principale nemico della cultura. Non è un mistero, infatti, che il rigore ideologico dei padri degli attuali tifosi di Unipol preferisse di gran lunga un popolo “formato” secondo dottrina ad uno dotato degli strumenti culturali adatti a formarsi un giudizio autonomo. In questo senso l’idea del sei politico, dei diritti degli studenti e della rappresentanza di classe (intesa sia come terza C e sia come gruppo sociale contenente le teste vuote degli studenti) si sono rivelati strumenti di indubbia efficacia e del tutto adeguati a garantire che, al termine del tapis roulant, arrivassero intere generazioni di automi spogliati completamente di ogni ambizione personale e di ogni cultura del merito.
Certo, qualche eccezione c’è sempre stata, ma il prodotto desiderato rappresenta una larga maggioranza di ciò che viene caricato sui TIR del disinteresse (o della fede) per essere consegnato alle future cabine elettorali.
Non c’è da stupirsi, quindi, se nel corso dei decenni abbiano incontrato il favore del gregge tutte le riforme che hanno contribuito a depennare noiosi doveri allargando a dismisura quella delle esenzioni. Pur non essendo matusalemme, già una ventina d’anni fa erano stati introdotti i consigli di classe e venivano eletti i rappresentanti degli studenti i quali, vado a memoria, partecipavano ad un paio di riunione del consiglio di istituto a far cosa non si seppe mai bene. Tutto sommato, però, erano figure destinate ad arricchire l’arredamento – giustamente – poiché del tutto prive dei mezzi culturali necessari per dire la propria su quella che oggi si chiama “offerta formativa”.
Di più credo abbia fatto la riforma Berlinguer introducendo lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti il quale, già nel titolo, lascia intendere a quale filosofia educativa fosse ispirato: chi senta il bisogno di specificare femminile e maschile (premettendo doverosamente la prima declinazione di genere) anche quando un generico maschile plurale avrebbe fatto il suo sporco lavoro, ha detto molto prima ancora di aver scritto qualcosa.
E, in effetti, basta leggere quello che riporta il sito del Ministero della Pubblica Istruzione per rendersene conto:
«[…] il diritto alla partecipazione attiva e responsabile degli studenti alla vita della comunità scolastica implica conseguenze rilevanti: si riconosce il diritto dello studente a partecipare ai processi decisionali della scuola, sia attraverso i canali tradizionali (Consiglio di Classe e Consiglio d'Istituto), sia attraverso la creazione di nuovi spazi di partecipazione che consentano agli studenti un coinvolgimento diretto nelle scelte più importanti della comunità scolastica (ad esempio alcune scuole hanno formato delle commissioni paritetiche con gli studenti per la stesura del Piano dell'Offerta Formativa)».
E’ evidente che un’offerta formativa decisa in sede di commissione paritetica kolkhoziana dove, per definizione, una parte del gruppo non sa (ancora) di cosa parla, difficilmente si traduce in qualcosa di utile. Lo stesso linguaggio sembra quello di certi comizianti in megafono ed eskimo che ammorbarono la mia adolescenza di studente liceale infliggendo a molte (troppe già allora) delle mie mattinate improbabili sermoni sulla necessità di comprendere che fossimo non individui, ma classe sociale. Erano gli albori della rivoluzione che ci ha portati ad una scuola che smise di formare allora e che, oggi, ha rinunciato anche al più banale compito di custode di chi la frequenti. Adesso, dopo che sono stati affidati i compiti di formatori a coloro che dovrebbero essere formati e di controllori a coloro i quali dovrebbero essere controllati, i nostri fenomeni sembrano intuire che ci sia qualcosa che non va. Del resto, dalla scuola pubblica escono soltanto produzioni cinematografiche dai contenuti più vari sull’onda della resurrezione di un neorealismo del quale non si sentiva affatto la mancanza. Così, tra bastonature organizzate, strip tease nei bagni, canne fumate in compagnia dei professori amici, motorini in aula e via discorrendo, esce un ministro Fioroni qualsiasi che ripropone il «7 in condotta» come fattore che possa condizionare il diritto alla promozione.
«Nei casi di recidiva, di atti di violenza grave o comunque connotati da una particolare gravità tale da ingenerare un elevato allarme sociale, ove non siano esperibili interventi per un reinserimento responsabile e tempestivo dello studente nella comunità durante l'anno scolastico, la sanzione è costituita dall'allontanamento dalla comunità scolastica con l'esclusione dallo scrutinio finale o la non ammissione all'esame di stato conclusivo del corso di studi o, nei casi meno gravi, dal solo allontanamento fino al termine dell'anno scolastico».
C’è da chiedersi se quel 7 sarà deciso in qualche comitato paritetico col diritto di veto riconosciuto all’interessato al provvedimento, magari con l’appoggio dei genitori. Non ci sarebbe da sorprendersi visto che Fioroni appartiene ad una delle categorie abituata a giudicare da sé il proprio operato e che, lui in particolare, viene indicato da tutti come l’ideatore della geniale soluzione di promuovere Speciale alla Corte dei Conti. Il ché, se mi è permesso, è un esempio perfetto di come potrebbe essere gestito il giro di vite: uno studente manifestamente inadeguato, scorretto e ribelle andrebbe nominato Preside senza pensarci un attimo. Anzi ministro.
(Nella foto, studenti moderni)














«Nei casi di recidiva, di atti di violenza grave o comunque connotati da una particolare gravità tale da ingenerare un elevato allarme sociale, ove non siano esperibili interventi per un reinserimento responsabile e tempestivo dello studente nella comunità durante l'anno scolastico, la sanzione è costituita dall'allontanamento dalla comunità scolastica con l'esclusione dallo scrutinio finale o la non ammissione all'esame di stato conclusivo del corso di studi o, nei casi meno gravi, dal solo allontanamento fino al termine dell'anno scolastico».
Cioè il 7 in condotta lo rischiano solo gli affiliati di Al Qaeda...
D'altronde abbiamo vari esempi di "scuola maestra di vita"
Ma quando mai tutto questo è servito? Si potrebbe bocciare o espellere e punto, ma non lo fanno. Allo stesso modo nessuno vorrà prendersi la responsabilità di darlo, il 7 in condotta!
Beh, se lo faranno ci sarà comunque senz'altro qualche genitore 68ino che si premurerà di citare in giudizio (ove ovviamente riceverà ragione) il docente che ha avuto l'ardire di affibbiare il 7 in condotta alla "luce dei suoi occhi" che si stava semplicemente esprimendo...
E tu non vuoi tarpare le ali alla creatività delle giovani leve, vero?
Io ricordo le inutili autogestioni che si facevano ogni anno (arrivavano puntuali come le tasse) durante le quali si "protestava" contro il ministro della pubblica istruzione indipendentemente da chi fosse e da cosa proponesse. Ricordo 10-15 giorni persi a vedere film, a suonare la chitarra e a fare cartelloni colorati con il faccione di lupo Alberto, senza neanche sapere veramente cosa significasse.
Dei veri e propri inni al fancazzismo di massa.
Per quanto riguarda i rappresentanti di classe, ricordo che la motivazione nobile che li spingeva a "sacrificarsi" per tutelare gli interessi di noi studenti era quella di saltare le ore di lezione con la scusa che c'era la riunione degli studenti. MAH!
E' da anni ormai che la scuola è allo sbando: troppo permissivismo, poca disciplina e poca serietà da parte di buona parte del corpo docente che non si sente "motivato".
Non credo che basti la eventuale minaccia di un 7 in condotta per cambiare le cose (e ha ragione BiGi: uno studente deve dare proprio fuoco alla scuola con tutti dentro per incorrere in una punizione del genere, e anche in quel caso si cercherebbe una giustificazione).
Le minacce oltrettutto si sa che non spaventano nessuno, tantomento questi sbarbatelli armati di arroganza e videofonino.
L'unica evidenza positiva riguarda l'ammissione, implicita e talora esplicita, da parte dell'intellighentia di sinistra, degli errori culturali che dal '68 ad oggi hanno contribuito (anche se non tutte le responsabilità possono essere attribuito a questo) a determinare lo stato attuale della scuola e dell'educazione in generale.
La situazione dipinta da Gloria è deprimentemente familiare...
Però devo ammettere che a quell'età è facile essere lazzaroni...quando c'era sciopero alle superiori io me ne andavo a giocare a biliardo... :-)
Certo è che l'occasione fa l'uomo ladro...però sta a chi dovrebbe essere un po' più maturo (gli insegnanti) fare in modo che le situazioni non degenerino e non si trascinino, nellinteresse della formazione dei propri allievi.
Fare l'insegnante dovrebbe essere come fare il medico: una vocazione, una "missione"
Signori, beh, mi fregio del titolo di colei che quando era in 5a superiore ha fatto saltare DA SOLA l'occupazione della scuola (tutta la classe era d'accordo ma proclamare a gran voce una cosa così in controtendenza non era positivo per le public relationship)!
Comunque da noi era peggio. Ricordo una certa prof di mate che aveva l'ultima ora del sabato. In 7 eravamo rimasti senza fare sciopero, lei è entrata alla 1a ora e ci ha detto "Se mi tocca restare qui fino alla 5a ora al posto di andare al mercato, giuro che poi vi interrogo e metto 3 a tutti! E ora andatevene prima che si faccia l'appello!"
Ricordiamolo: SCIOPERO STUDENTI IMPLICA FERIE GRATIS AGLI INSEGNANTI. La maggior parte degli scioperi era pilotata dal corpo insegnanti e questo è vergognoso!
Credevo di essere il solo a pensare certe cose e mi sentivo cattivo. Grazie del conforto:-)
salve a tutti. Sono al terzo anno di liceo.Concordo pienamente con il titolo dell'articolo.Ormai nelle scuole italiane si va a avanti di interrogazioni programmate.
Una mia conoscente ad esempio , viene puntualmente interrogata in biologia secondo le interrogazioni programmate prendendo votti come 9 o 10 .Cosi sogna di fare il medico.Ma quando le arriverà un moribondo mica lo programmerà?? non potrà ripassare.
Io ho un professore di 63 anni.Lo stimo moltissimo , gli voglio bene , ma non mi gratifica affatto, ma forse di questo dovrei ringraziarlo.
Insegna latino ed italiano , non accetta offerenti , mette voti a partire da 1 .
Con lui ho sofferto , ho preso solo 5 punti di credito vedendo persone che con i sei politici ed inerrogazioni programmate hanno preso il massimo.
Adesso mi chiedo... gli alunni da cosa sono motivati?
Carissima studentessa, cercherò di non farmi sopraffare dall'istinto paterno (che, tra l'altro, mi rodere parecchio). La tua conoscente finirà con l'imboscarsi da qualche parte e si nutrirà di rivendicazioni e di diritti. Probabilmente, farà anche più carriera di te. Ci sono un paio di cose, però, che voglio lasciarti come consiglio: la prima è che la gratificazione farai bene a trovartela dentro, nell'orgoglio di aver dato il massimo senza aver ottenuto alcunchè in ginocchio. E' una soddisfazione che vale moltissimo. La seconda riguarda l'incultura della classe docente che viene da una storia di promozioni ottenute con le programmazioni che ti sono note. Quando non trattano il loro lavoro a pesci in faccia, mettono la maschera dell'integerrimo e pensano che un complimento sia una faccenda extra-mansione. Delle due, è meglio la seconda, senza dubbio. Tu ruba quello che puoi senza farti scrupoli e senza aspettarti granchè. Tutto quello che arriva, sarà ben accolto. In bocca al lupo.:-)
Anche da noi qualche prof all'epoca faceva le interrogazioni programmate (generalmente quelle di fine anno su tutto il programma, ma visto che ogni insegnante era di turno per interrogare/fare compito, non che servisse a gran ché :-D ) e vi garantisco che pure così c'era molta gente che si pigliava un'insufficienza ;-P
PS: dimenticavo... grazie tante per il menù che mostra gli ultimi post! :-)
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