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La città della gioia

Italia, 5 giugno 2020 - Era la domanda che, prima della rivoluzione liberale del biennio 2006-2007, ogni diligente cassiera della Coop poneva al momento della resa dei conti sul nastro trasportatore. Il grande cambiamento era nell’aria e si notava dal fiorire di piccoli corners sempre diversi e sempre più ricchi di nuove opportunità d’acquisito. Facevano quasi tenerezza, chiusi tra il detergente intimo e i biscotti, i neolaureati in farmacia che ti spruzzavano sul polso l’antiasmatico al profumo di albicocca e che ti invitavano alla prova gratuita di un antidolorifico in gel che alleviasse il dolore alle braccia alle cui estremità pendevano gli antiquati cestini ricolmi di sedano e carrube.

Ogni tanto mi capita di ricordare quei momenti, ma non riesco a provare alcuna nostalgia. Erano tempi difficili, il caos era enorme e nessuno riusciva più a capire dove si potesse risparmiare o dove la qualità dell’offerta fosse migliore. Troppi marchi, troppa concorrenza, troppi luoghi diversi, spesso situati nelle periferie estreme e raggiungibili solo pagando un prezzo enorme in termini di serenità personale letteralmente distrutta dal tempo impiegato alla ricerca di un parcheggio. Oggi si sta decisamente meglio e dobbiamo essere eternamente grati a quel visionario di Bersani la cui lungimiranza ci ha permesso di fare un orgoglioso scatto in avanti distanziando nettamente il resto dei paesi occidentali. Oggi non ci sono più dispersione inutile, sovrapposizione di offerte e opacità delle promozioni: oggi c’è la Coop.

La vera intuizione è stata quella di ribaltare completamente la visione delle cose: prima si andava alla Coop, oggi sono le città che ci stanno dentro. Il reparto alimentare è un infinito drive in che parte da Corso Livia Menapace e finisce all’altezza di Piazza Fausto Bertinotti. Gli scaffali sono stati collocati sui marciapiedi e basta allungare le mani dal finestrino abbassato per raccogliere ciò di cui si ha bisogno. Sono tutti prodotti a marchio Coop, naturalmente, perché tutti hanno il diritto ad avere la stessa garanzia di qualità. Passi la tessera sul lettore e paghi automaticamente, senza fila alle casse. Al loro posto ci sono i distributori di carburanti che, per ogni pieno, ti danno in omaggio una bottiglia di gasolio millesimato del 2002 invecchiato in barrique nelle famose cantine Coop nigeriane.

In Piazza Bertinotti, uno spazio di 10 chilometri quadrati, c’è l’Area Servizi. Si lascia la macchina nel parcheggio sotterraneo tutto pavimentato con la moquette (se hai più di diecimila punti, hai diritto a lasciare l’auto nella zona VIP che è più confortevole, riscaldata d’inverno e col parquet in Irokoop, legno pregiatissimo che arriva dritto dalle foreste Coop della Sierra Leone) e si viene accolti dal proprio personal tutor della Coop al quale puoi chiedere quello che vuoi, da un trapianto di reni (reni artificiali prodotti dalla Coop) al posto di Assessore allo Sport del Comune di Campobasso. Dipende dai punti. La tessera, infatti, non è più quel banale strumento di rilevazione delle preferenze di consumo che informa il CDA della Coop di quello che ti piace di più, ma, grazie al recente accordo tra governo ed enti locali, è diventato l’unico documento di identità ufficiale. Dentro, nel suo microchip, ci sono memorizzate tutte le informazioni fondamentali che riguardano ogni italiano: gruppo sanguigno, stato civile, ultima dichiarazione dei redditi, orientamento sessuale, preferenza politica. Che poi quest’ultima è una sola perché quelle altre, sempre in omaggio alla semplificazione burocratica e alla liberalizzazione, sono state abolite nel 2008. Bersani, infatti, ha detto che il dato sarà cancellato dai database perché occupa inutilmente dello spazio. La commessa è stata affidata alla società CoopInformatica, controllata dalla Compagnia dei telefoni virtuali della Coop (CoopTel), che ha vinto una combattutissima gara contro CoopWare e CoopSystem, le cui offerte sono state giudicate troppo care.

Uscendo da Piazza Bertinotti, si può prendere Via Giovanni Consorte dove ci sono gli uffici finanziari gestiti da CoopBank, gruppo multinazionale che ha ricevuto in appalto la riscossione dei tributi, ma che opera anche nei settori più tradizionalmente bancari. Sull’altro lato, in Via Vincenzo Visco, ci sono la caserme dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, gestite da CoopSecurity, giusto prima di Viale Sircana dove ci si trova qualche servizio più piccante (TransCoop).

Insomma, a conti fatti, l’idea di affidarsi all’operatore unico di mercato ha portato i suoi bei vantaggi, ivi incluso quello di elevare il popolo dal ruolo servile di cittadino utente a quello più moderno e democratico di cittadino socio. Tuttavia, un rammarico l’abbiamo. Per quanto il vero ispiratore del progetto sia stato Bersani (al quale è stata dedicato un monumento equestre in bronzo che campeggia nella piazza centrale di ogni CoopCity), manca un riconoscimento all’uomo che ebbe l’intuizione di affidargli il compito di modernizzare il paese, Romano Prodi.

In molti si sono dimenticati della sua imponente figura di statista, di uomo politico e del suo profondo senso dello Stato obbedendo al quale accettò di buon grado di lasciare ai suoi uomini i meriti rifugiandosi nella quiete del suo castello reggiano una volta ottenuto lo scopo di cambiare il paese. Ma non tutti si sono scordati e qualcuno, giustamente, comincia a chiedere con forza che gli si intitoli qualcosa. Per rispetto alla tempra dell’uomo, non serve alcunché di eclatante. Va bene una Via, ma subito.

(Nella foto, il mondo in un carrello)

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ritratto di Mthrandir
 

Nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo! Anf, anf, anf... ah, ok, era solo un incubo! Mthrandir, ti prego, non far più di queste cose... mi pareva una versione italiana del 1984 di Orwell, con Bersani nel ruolo del Grande Fratello. Ho brividi freddi lungo la schiena. Non farlo mai più! :-s
PS: le addizioni da fare ogni volta che si fa il refresh però sono piuttosto fastidiose! Mi dimentico sempre di riempire il campo :-P

Scherziamoci su fin che si può. Purtroppo, le formulette sono una necessaria protezione contro lo spam di pochi. L'alternativa era la moderazione dei commenti (sono allergico) o il filtro ottico (ma i non vedenti come farebbero?) Ergo, rimane la formuletta, che non è un integrale, che salva capra e cavoli:-)

Spero che tu non sia contrario alla liberalizzazione della distribuzione dei carburanti o delle farmacie, perche' ti assicuro che era l'ora.
Quando i miei sono stati in Francia col camper non mi pare che siano mai andati in un distributore classico, ma in quelli della Champion (nota catena di supermercati francese): costa meno e poi prima fai pure la spesa. In Inghilterra per i farmaci, se potevo, sono sempre andato da Boots (che non ricordo se e' una farmacia con supermercato annesso o l'opposto, ma poco importa).
E anche gli operatori virtuali ormai e' storia vecchia in Europa e USA (vedi Google?, Disney, Wal-Mart).
Addirittura in USA hanno progettato (e forse gia' costruito) condomini ove non occorre che tu ne esca mai, c'e' tutto nel progetto: supermercato, cinema, lunapark, uffici (posto di lavoro) e ovviamente gli alloggi.

Tessere unificate? a iosa! c'e' pure la carta di credito di World of Warcraft.
E si parla di pagare con microchip sottocutaneo (discoteca spagnola) o col cellulare (un esempio, le Poste, dato che sono/saranno operatori virtuali). Attento alle carte di credito con RFID, non sono molto sicure a quanto pare.
Mi pare che vogliano usare il cell anche al posto delle chiavi dell'auto.

Non scherzare troppo sugli operatori unici di mercato: forse sono piu' vicini di quello che tu possa pensare ];)

PS: le addizioni mi annoiano, non potresti mettere qualcosa di piu' sfizioso?

Per questo dubito che siano liberalizzazioni. Se il risultato di "liberare" è quello di fare un favore ad un oligopolista (magari dandogli l'occasione di diventare monopolista), allora non è la mia liberalizzazione. Scusami, ma la prospettiva di un condominio dal quale non si esce mai non rientra esattamente tra i sogni inconfessabili della mia vita. Sugli operatori unici mica ci scherzo: ho descritto un piano industriale che ho avuto in via riservata su carta intestata dela presidenza del consiglio:-)

Bravissimo, hai azzeccato in pieno.
E purtroppo, però, c'è poco da ridere, perché quella prospettiva è molto verosimile.

Detto fra noi, l'idea di rinchiudersi in un condomio tutta la vita (come fanno in Cina... gli operai addirittura vivono nello stesso stabile dove lavorano) mi fa accapponare la pelle. Sono convinta pure io che alla fine ci si ritroverebbe come su Aliens, in cui un paio di compagnie concentrerebbero tutto il potere economico (e di conseguenza anche quello politico, temo) nelle loro mani, lasciano ben poche speranze al libero mercato e ai cittadini. Inoltre, l'idea di far sapere a tutti quanti pacchi di pasta compro o il mio numero di scarpe non mi va. Insomma, siamo esseri umani, secondo me l'unico scopo di tutte queste carte e chip e quello che sia è solo di schedarci fino all'ultimo respiro per farci diventare niente più che una voce di database! Per carità.
SkZ: non penso sia fattibile un sistema di eq. differenziali di secondo grado giusto per postare un commento. Immagino che così tu non ti annoierai... ma la trovo una proposta poco verosimile -_-' diciamo cioè che il tuo concetto di "non annoiarsi" in campo matematico è un po' diverso da quello della persona comune...

Grande contributo! Della serie: la strada per l'Inferno è lastricata di buone intenzioni (dirigiste). Ma tutto questo il "Volonteroso" non lo sa .... o finge di non saperlo.
Sono sempre più convinto infatti che "dirigismo" sia il vero sogno di gran parte dell'intelligentsjia italica, social- liberal-azionista-radicale, da applicare alla plebe incolta: ognuno di noi va "liberalizzato" innanzitutto da se stesso!

Sotto questo profilo, dal tuo "2020" manca solo un fotogramma: un bel Comitato (=Soviet) Etico-Scientifico che "liberalizzi" ogni giorno la massaia dal decidere cosa sia razionale, scientifico, democratico, corretto e solidale avere per cena.
;-)
ciao, Abr

Fanno in Cina? Italia, Usa e altri stati occidentali vorrai dire.
I villaggi degli operai costruiti attorno alle fabbriche o in zone limitrofe e' un'usanza comune, vedi Villar Perosa (FIAT), Valdagno, Torviscosa (creata da una palude assieme alla fabbrica nel 1927).
Basta considerare alcune caserme, inoltre.

Comunque, non li fai sapere a tutti i tuoi dati di acquisto, ma solo al tuo supermercato di "fiducia", quello da cui compri tutto, ma veramente tutto. La liberalizzazione (di alcuni mercati) e' una buona cosa, ma la pigrizia delle persone inficia tutto.
Con le Poste potrai, probabilmente presto, spedire raccomendate, telefonare, fare operazioni bancarie tutto dal tuo cellulare o PC, comodamente a casa tua (e fare acquisti, dato che gli uffici postali sono gia' delle piccole cartolerie/librerie e quant'altro). Quanti bei dati che avra' in mano una sola azienda e tutti sensibili.
Disney e' nel mercato di: telefonia, tv, parchi di divertimento, editoria, giocattoli, vestiario. Poi in verita' ci trovi di tutto col marchio Disney, ma non so se controllano direttamente o cedono solo l'uso del marchio.
Windows Media Player spedirebbe (se tu non glielo vieti) alla MS i dati di cio' che vedi/ascolti per "puri motivi statistici e di mercato".
Tra le feature del Trusted Computer (tanto voluto per una maggiore sicurezza) c'e' anche quello di impedirti di installare software non consono o ritenuto (da chi?) non sicuro.
Decoder televisivi con feedback, ovvero interattivi? E perche' no con comando vocale, che e' piu' pratico. Cosi' puoi discutere in diretta con la gente in studio (avete presente un microfono e magari webcam sempre accesi che trasmettono sempre cio' che succede in casa vostra? ricorda niente?).
E non solo: e' in arrivo negli USA una legge sulla persecuzione del reato di tentata pirateria ["ogni proprietà usata, o pensata per essere usata, in ogni maniera o parte di essa, per commettere o facilitare il reato" della violazione del DMCA può essere confiscata dalle forze dell'ordine. ]. Tutto in nome dell'interesse economico di poche grosse societa' (parlavi di grosse societa' che controllano, Vaalyah? ;) )

Come dicevo, se ci sara' o meno un grande fratello tutto dipendera' dalla pigrizia delle persone: se avranno la voglia di capire e protestare ci sara' un freno (sullo stop, ho dubbi), altrimenti ...

Ehm, scusate il ritardo, ma è stata una giornata un po' così.
Giano, grazie. A riddere ci si prova, finchè siamo in tempo;_)
Valyaah, per carità. Io odio i condomini con 4 famiglie, figuriamoci il resto. Sulle schedature non ci puoi fare niente, a meno che tu non smetta di usare carta di credito e bancomat. Gli integrali giuro che non li metto:-)
Abr, perchè mi rovini la seconda puntata?:-)
SkZ, mi parli delle derive oligopolistiche dei sistemi capitalistici, e posso essere d'accordo. Piacciono pochino anche a me. Ma sistemi di welfare invasivi non sono da meno. La libertà, che quasi tutti pensano sia un diritto acquisito, si difende ogni giorno. Personalmente, preferisco dovermi difendere dalla Disney che dal KGB:-)
Grazie a todos

@SkZ:
La liberalizzazione della distribuzione dei carburanti è una presa per i fondelli ancor prima che un'utopia considerando le accise al 70% ed il monopolio vigente delle poche e grandi compagnie estrattrici di petrolio. Cosa rimane alla distribuzione ed in ultimo al consumatore?
SkZ... senza andare oltr'alpe, anche in Italia vi sono benzivendoli senza marchio. Rari ma ci sono. E costa meno fare il pieno. Personalmente risparmiavo più di due euro. Mi accorsi solo dopo della qualità, del numero di ottani e della rendita del mio veicolo.
Tant'è, allo stato delle cose, la liberalizzazione dei carburanti, senza intervenire sulle accise, è un tentativo nemmeno tanto celato, di portare altro denaro alle Coop.

Cooperative di consumatori vero? è così che adescano in pubblicità eh?
manco esistessero soggetti NON consumatori.

Per il resto... grazie Mthrandir per l'ennesimo post superlativo! :)

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