
A volte ritornano. Non si tratta di morti viventi. Non ancora. Ma è il finale di partita il vero momento in cui la storia scrive il suo verdetto, zittendo ogni pregiudizio e sfatando qualunque previsione. Succede allora che Tony Blair, giovane e brillante stella costretta a spegnersi per motivi incomprensibili in Italia, dedichi l’ultimo mese della sua vita politica a viaggiare per l’Africa e per portare l’Africa sull’agenda del prossimo G8. E succede pure che la visione globale della politica di Blair cammini mano nella mano con la promozione degli interessi inglesi. Allora la notizia non è solo che Blair il moribondo è più vivo che mai. La vera notizia è che Blair arriva in Libia, incontra Gheddafi – un altro leader dato per morto – e stipula due accordi economici stellari. Primo. L’inglese British Petroleum e la libica Corporazione Nazionale per il Petrolio si sono impegnate in un’esplorazione di nuove risorse petrolifere per un valore di almeno 900 milioni di dollari. Per la compagnia inglese è il contratto più vasto che abbia mai siglato per un’attività di esplorazione. Secondo. La Libia acquisterà dall’Inghilterra una maxi fornitura di missili e sistemi di difesa aerei, quale compensazione per la rinuncia alle armi nucleari. Basta e avanza per parlare di un netto successo personale di Blair quando tutti erano pronti a vederlo protagonista soltanto nella sua cassa da morto. Un leader politicamente castrato incontra un altro leader che sopravvive isolato dal mondo e cosa succede? Pianti e rimpianti? No, fioccano gli affari e la fame di scrivere ancora una pagina di futuro. Aperta parentesi. E’ un peccato non vedere l’Italia al posto dell’Inghilterra – soprattutto quando la Libia, che allarga le gambe agli inglesi, riserva all’Italia insulti e prese per i fondelli. Può anche starci, visto il personaggio che è Gheddafi. Invece non ci sta proprio la posizione supina in cui si distende l’Italia ogni volta che la Libia apre bocca. Ma la nostra tecnologia politica è lontana anni luce dalla brillante evoluzione inglese. Chiusa parentesi, come è chiusa anche su tanti concetti fumosi che hanno annebbiato la vista alla politica. La fiducia, il carisma, la responsabilità degli uomini. E’ questo che libera la politica dalle catene delle ideologie e dall’algebra che conteggia ogni decisione in entrata o in uscita sul bilancio del consenso. La vittoria politica non è questione di voti ma di scelte e di tempi. Questa volta Blair e Gheddafi camminano dalla stessa parte perché hanno capito che anche le contrapposizioni non devono derivare da fratture ideologiche o religiose, ma rappresentano il naturale silenzio quando ogni accordo è impossibile perché svantaggioso a tutte le parti. Lo stesso vale al contrario, perché trovare un accordo non deve essere considerato un comandamento senza deroghe. L’accordo invece funziona quando soddisfa interessi reciproci – altrimenti è un danno. Ma non è mai un obbligo, perché in quel caso sarebbe un’ideologia. E’ la lezione più dura da capire. Tanti leader globali non ci sono ancora riusciti, perché è troppo facile ragionare nei termini amico-nemico. Ma le corazze ideologiche impongono freni, limiti, chiusure. Lo stato di guerra permanente non si addice alla democrazia e al libero mercato. Lo statista deve saper fronteggiare il cambiamento cambiando a sua volta. Se ci riesce Gheddafi…














Invia nuovo commento