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Un silurato "Speciale"

Alla fine è successo quello che noi tutti temevamo. Era purtroppo nell'aria e ormai, conoscendo il governo in carica, c'era da aspettarselo. Da oggi la Guardia di Finanza e sotto le direttive di palazzo Chigi. In un modo bislacco, Romano Prodi ha salvato, si il suo governo, ma minato nel profondo la democrazia, sempre si possa ancora parlare di democrazia nel nostro paese. Il voto previsto per la prossima settimana in Senato è stato congelato ritirando le delege sulla Gdf attribuite al viceministro dell'economia Visco, ma destituendo il generale Roberto Speciale, come tra l'altro si stava provando a fare ormai da qualche settimana, dopo la pubblicazione, del Giornale di BelPietro, delle deposizioni dello stesso generale sul caso Unipol. Questo caso è veramente incredibile, come è incredibile, in alcuni casi, l'atteggiamento dei media nell'affrontarlo. Di certo invece sta provocando, e meno male, una tempesta politica non da poco. Per qualche giorno la CDL, sotto un unica bandiera (compresa l'UDC che forse ha capito, dopo il voto alle amministrative, che da soli non c'è trippa per gatti) e anche tramite Berlusconi, è andata giù pensate, almeno stavolta, ricordandosi che sta all'opposizione finalmente. Ne avevo parlato in maniera abbastanza esauriente qui, ma mi pare d'obbligo riproporre i fatti. Circa un anno fa, Visco, con una azione forse troppo disinibita, aveva ordinato la rimozione dell'intero vertice della Guardia di Finanza in Lombardia che, proprio in quel periodo, stava lavorando sul caso Unipol. Dapprima il generale Speciale aveva resistito con garbo alla "proposta" di Visco per poi rivendicare il suo perentorio no motivandolo tramite la pienezza delle prerogative che la legge accorda al comandante della Gdf. Gli stessi ufficiali della Gdf avevano apertamente protestato contro questa decisione e nel giro di poche settimane questa richiesta era stata archiviata. E' successo però che la procura di Milano si era messa ad ascoltare i finanzieri all'interno dell'inchiesta su Unipol, la quale avrebbe dovuto stabilire la presenza o meno di abusi nella vicenda. Tutti hanno esposto i loro fatti concordemente, e dato che il delitto non si è consumato, se mai abuso vi fosse stato, era rimasto del tutto virtuale. Come però ho già spiegato, un mese fa Il Giornale di Belpietro, si è messo a spolverare alcune scartoffie e quindi il problemino, messo sapientemente a tacere, è tornato fuori più forte che mai. Tutti abbiamo potuto leggere i verbali, compreso l'esecutivo che, in grosso imbarazzo per l'accaduto, ha cercato di calmare le acque. Inutilmente dato che una mozione di sfiducia contro Visco è presto partita proprio dalla stessa maggioranza, tramite il partito di Antonio Di Pietro anche ministro dell'esecutivo, rischiando in questo modo, anche di far cadere il governo. Cos'altro quindi avrebbe potuto fare Romano Prodi per restare in sella? Convincere "quella cosa" di Visco a rimettere le sue delege (non si è capito fino a quando, non è chiaro) e nello stesso tempo silurare il generale Speciale dal suo incarico. Ovviamente tutto questo solo per salvare il governo, perchè della Democrazia e degli italiani, adesso è appurato, a Prodi non frega nulla! Per far questo si è violato un istituzione importantissima come la Gdf, di gran lunga ben più importante di questo governo di cialtroni. Un vero atto di statalismo violento che può portare a conseguenze ancor più gravi, al fine di far diventare un'eccezione regola. Sarà anche populista dirlo, ma mi sarebbe piaciuto vedere la reazione del "sinistra centro" se una cosa del genere l'avesse fatta il vice ministro dell'economia del governo Berlusconi. A questo punto possiamo dire che il governo di Romano Prodi ha veramente toccato il fondo, oltrepassando scavando, persino il centro della terra. Poi D'Alema ci parla di crisi della politica...

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