
«Caro Presidente, come ben sai, sulla questione che mi ha visto coinvolto, originata da una campagna di disinformazione scientificamente organizzata a oltre un anno dai fatti e con evidenti finalità politiche tese a colpire me (ma anche a offuscare lo sforzo da te condiviso della lotta all'evasione fiscale ed i risultati che per questa via sono stati ottenuti per il risanamento dei conti pubblici) sono state dette e scritte cose non vere, sovente distorte e spesso del tutto false. Resta il fatto comunque che dall'intera vicenda emerge che la situazione al vertice della Guardia di Finanza è diventata insostenibile. Poiché esiste un conflitto esplicito tra autorità politica e Comandante Generale che può determinare incertezza e confusione nel Corpo, il quale deve invece poter operare in tutta tranquillità. Ritengo possa essere utile per agevolare una rapida soluzione. Ciò appare opportuno anche per il doveroso rispetto delle posizioni manifestatesi in Parlamento. È altresì evidente che ai fini della lotta all'evasione, uno dei principali compiti che mi è stato affidato per attuare il programma di governo la partecipazione della Guardia di Finanza, insieme all'Amministrazione Finanziaria, rimane imprescindibile».
Il testo riportato dovrebbe essere quello contenuto nella lettera che Visco ha inviato a Prodi per rimettere la delega alla Guardia di Finanza, almeno così lo pubblica il Corriere.
A parte l’uso disinvolto della punteggiatura, corre l’obbligo di osservare che le argomentazioni di Visco sono ridicole sul fatto e del tutto omissive sul punto centrale della questione. Il Vice Vampiro delle Finanze sostiene che l’obbiettivo reale della vicenda è quello di vanificare la lotta all’evasione fiscale. Limitiamoci a considerarla una tesi bizzarra perché, se fosse realmente così, Visco avrebbe dovuto scrivere alla magistratura e denunciare i favoreggiatori degli evasori, non rimettere la delega al governo. Lasciamo perdere anche il risanamento dei conti ottenuto per via dei risultati alla lotta all’evasione fiscale che è un’altra affermazione talmente sfacciata che potrebbe raccogliere, al massimo, qualche grassa risata in un bar.
Il punto vero della questione è ben altro. Ora, i casi sono due. O Visco non ha fatto nulla di censurabile, e allora rimettere la delega è un gesto vigliacco e stupido perché chi ha la coscienza a posto ha non solo il diritto, ma il dovere di difendere il proprio operato davanti ai cittadini checchè ne pensino Di Pietro o Mastella, oppure la delega la rimette perché qualcosa ha fatto, e allora la rinuncia non basta perché ci vogliono le dimissioni.
Che la semplice rinuncia temporanea sia sufficiente a chiarire tutto quanto è un punto di vista che può dare soddisfazione soltanto a Prodi e a chi consideri la poltrona un diritto divino inalienabile. Soprattutto se avviene in contemporanea con l’avvicendamento del Generale Speciale, colpevole di aver mostrato disaccordo sulla decisione di trasferire gli Ufficiali di Milano che stavano indagando sulla scalata alla banca che a Fassino avrebbe fatto tanto piacere poter contare tra le proprietà del suo ormai ex partito.
Intendiamoci, non è che ci si disperi per l’ennesimo tentativo di insabbiamento perché ci siamo abituati e sappiamo quale sia il valore al quale obbedisce la casta italica, ma fa riflettere una considerazione che si udì all’indomani della famigerata intervista di D’Alema sulla crisi della politica. Qualcuno osservò che se fosse emerso un caso “grosso” che coinvolgeva un elemento di spicco della sinistra sarebbe successo un casino. Per bontà d’animo, tacciamo il nome del dichiaratore evidenziando solo che si tratta di uno della nuova minoranza di governo. Sapeva cosa bollisse in pentola? Oppure era solo una vaga ipotesi? Eppure di là non la smettono un secondo di dirci quanto siano immacolati e fedeli osservanti dell’etica politica. Se è così, perché fare esplicitamente un’ipotesi tanto campata per aria? Moriremo col dubbio irrisolto. Per adesso, però, c’è un viceministro che, con quella lettera, ammette di fatto che la richiesta avanzata da una bella fetta del Parlamento è una richiesta che merita un “doveroso rispetto”. Quindi ammette che la maggioranza del Senato, di questo si tratta, di lui non si fida ed è pronta a fargli politicamente la festa. Mica perché sia un disonesto, perché di questo non frega a nessuno, ma perché rappresenta un interessante casus belli per rispedire a Bologna il peggior presidente del consiglio che si ricordi dopo De Mita. Il fatto che il tutto si sgonfierà e che Visco si riprenderà ciò a cui ha temporaneamente rinunciato è solo un trucco formale che consentirà a lui e al governo di prolungare un’agonia infinita . Però ci aggiunge un elemento interessante: la casta rimane al di sopra di ogni regola e continua a considerarsi intoccabile. Per la casta vale una generica extraterritorialità legale che la separa dal resto della comunità. La casta continua a scavare il fosso pensando di irrobustire le difese dei suoi privilegi e, come ogni casta che ha creduto di essere immortale, in quel fosso finirà per esservi sepolta.
(Nella foto, l’originale della lettera di Visco)














"Che la semplice rinuncia temporanea sia sufficiente a chiarire tutto quanto è un punto di vista che può dare soddisfazione soltanto a Prodi e a chi consideri la poltrona un diritto divino inalienabile."
Approvo e sottoscrivo: è forse l'aspetto che più mi ha dato fastidio in tutta la vicenda...ma davvero questi farabutti si aspettano che il cittadino sia così gonzo da non rendersi conto di cos'è avvenuto prima?
Il fatto che Visco abbia rimesso la delega ora non ha effetto retroattivo: quando ha effettuato l'ingerenza, tali deleghe le aveva ancora ben salde in pugno!
Lasciamo poi perdere l'ignavia di Napolitano, che mi ha schifato...il bello è che tutti questi "signori" si stanno comportando come se non fosse successo niente, come se queste GRAVISSIME accuse fossero acqua che scorre liberamente senza lasciar traccia sulla tela cerata del loro attaccamento al cadreghino!
Eppure c'è chi ci crede. Per questo insistono:-)
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