
Strano deja-vu quello di oggi. Mi sembra di vedere il Silvio Berlusconi alle amministrative di qualche anno fa. Anche allora, sulla rimonta di Fassino e Rutelli, il leader della Casa delle Libertà aveva minimizzato tralasciando il dato del malcontento. Errore che gli fu fatale. Come il Cavaliere di allora oggi la sinistra minimizza sulla sconfitta. A Romano Prodi, impegnato in Francia con Sarkozy, sarebbe bastato vedere il sorriso a paresi di Vannino Chiti nella trasmissione Porta a Porta di ieri, per rendersi conto della reale situazione dei suoi luogotenenti. Oppure gli sarebbe bastato vedere l'imbarazzo di Mastella (seduto fianco a Chiti) o peggio ancora sentire il ministro Di Pietro tirare acqua al suo mulino (Italia dei valori) davanti alla sconfitta dell'Unione ribadendo che lui ed il suo partito avevano aumentato il voti. Segnali importanti che sottolineano come ormai - ad un solo anno di distanza dal quel famigerato 9 di Aprile - i marinai stiano già abbandonando la barca per colpa di qualche "iceberg" di troppo. Emblema dell'ammutinamento l'attacco al governo del sindaco uscente di Verona il quale, sempre ai microfoni di Porta a Porta, non ha esitato a dare la colpa a Romano Prodi ed al suo esecutivo dello schiaffo subito. Invece di aver imparato la lezione la sinistra si gongola beata per qualche ballottaggio che ancora la tiene in vita e per tre o quattro sindaci che ancora sventolano felici la bandiera rossa. Peccato che però che gran parte dei comuni delle Province italiane da oggi siano di colore azzurro. Di certo la spallata definitiva ancora non c'è stata, ma una spinta energica, sì. Come avevo scritto qualche mese fa l'unica arma in mano al Cavaliere per uscire vincitore da questo scontro era di politicizzare al massimo il voto. Così ha giustamente fatto e così ha giustamente vinto, cavalcando il dissenso dell'opinione pubblica contro un governo che è ormai ombra di se stesso. E molti dei motivi della caduta della sinistra li ritroviamo nei risultati striminziti del 9 di Aprile, in quella vittoria risicata che ha portato di fatto al colasso parlamentare (solo 10 disegni di legge in un anno) oltre a delle politiche cieche che hanno lasciato di stucco non solo gli analisti, ma persino anche chi di politica non ne capisce nulla. Purtroppo per Prodi oggi per mantenere il potere non basta stare immobili, il modo di fare politica è cambiato e gli sarebbe bastato vedere oltr'alpe per capirlo, ma chi è causa del suo mal pianga se stesso. E se storicamente le amministrative non sono mai state il banco di prova della Casa delle libertà, da oggi c'è bisogno di ricredersi davanti a risultati che parlano chiaro uniti ad una scarsa affluenza, che solitamente aveva sempre penalizzato i partiti, diciamo così, azzurri. Tutto si è invertito tornando indietro come un boomerang e riproponendo le stesse condizioni che hanno poi portato nel tempo alla sconfitta, seppur lieve e poco chiara, del Cavaliere alle ultime politiche. L'astensionismo dell'elettorato massimalista deluso da una politica troppo centrista del governo, un Partito Democratico che non piace e il chiaro avvertimento degli italiani che da adesso la sinistra radicale ha fatto il suo corso, sono i reali grattacapi a cui la sinistra deve far fronte. Alcuni problemi sono di vecchia data mentre altri inaspettatamente nuovi. Bel dilemma per Romano Prodi: sa benissimo che senza i massimalisti il governo si scioglierebbe come neve al sole e nello tempo sa che la Waterloo del Nord Italia è la coseguenza di un governo che ha svoltato troppo a sinistra. Tutti problemi che da sempre sono nell'imprinting di questa coalizione e che adesso, dopo le avvisaglie di una crisi recuperata in extremis al colle, sono arrivati al pettine. Difficile capire a questo punto per il professore, pallottoliere alla mano, cosa sia meglio abbandonare per continuare a mantenere una poltrona sempre più rovente e sempre più scomoda per rimanerci seduti. Neanche il neo nato Partito Democratico sembra dargli più quella sicurezza perchè di fatto è stato bocciato dall'elettorato. Prodi ora dovrebbe fare gruppo cercando di capire come la sconfitta, subita proprio sul suo campo (quello forte del territorio), sia più che un campanello d'allarme. Tuttavia non lo capirà, perchè purtroppo ad una certa età - e con la brama di potere che da sempre lo caratterizza - non si cambia più e quindi non ci resta che stare a guardare ancora per qualche tempo il declino politico di quest'uomo unito al pressapochismo della sua coalizione composta da troppe anime che continueranno a barcamenarsi fra un litigio ed un altro. Una strana Via Crucis questa, che finirà prematuramente alla seconda stazione. Neanche il gusto per il Cireneo di poter dare una mano.
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