
Se fossimo in Italia, sarebbe lo slogan perfetto. Ma se scattasse davvero la corsa al nucleare per trasformare l’intero Medioriente in una grande centrale atomica, più bombe per tutti vorrebbe dire anche più insicurezza per tutto il pianeta. La facilità con cui uno stato “canaglia” come l’Iran sta fabbricando la sua catena di montaggio per produrre energia nucleare sta spronando anche gli altri partner regionali a corteggiare l’idea di impiantare altre catene di montaggio. Giordania, Egitto, Yemen, Arabia Saudita e altri stati nordafricani stanno consultando l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, quella ripetutamente sbeffeggiata dall’Iran. Un team di esperti dell’IAEA ha appena concluso un round di consultazioni con i paesi aderenti al Consiglio del Golfo Persico. Anche tra le capitali dei principali esportatori di petrolio inizia a echeggiare il tema delle nuove risorse energetiche necessarie per sostituire quelle attuali in via di estinzione, soprattutto per produrre energia elettrica e impianti per la dissalazione. Se la teocrazia sciita dimostra l’abilità di tenere in scacco Nazioni Unite, Usa, Ue, Russia e Cina e nel contempo mette in moto il suo ciclo produttivo, perché potenze del rango di Egitto e Arabia Saudita devono fare le belle statuine? Tuttavia il potenziale offensivo di una diffusa presenza nucleare nel Medioriente potrebbe diminuire sviluppando un programma comune coordinato con le istituzioni internazionali. E’ la strategia che ha adottato il Consiglio del Golfo Persico. Anche se con la museruola imposta dalla comunità internazionale il nucleare nel Golfo Persico sarebbe una via parallela per riequilibrare l’Iran – anche se ciò alimenta la cronica mancanza di una leadership regionale capace di esercitare una egemonia stabilizzante sull’intera regione. La cooperazione regionale è però una minuscola chiazza luminosa nel buio pesto dell’instabilità. Più bombe per tutti vuol dire anche bombe per al-Qaeda. Non potendo disporre di uno stato ospitante o di un territorio sotto diretto controllo, la multinazionale del terrore islamico deve acquisire un’arma nucleare già funzionante. In questo caso lo scenario si fa catastrofico, perché il tira e molla nei negoziati con l’Iran sarebbe compresso in una brevissima parentesi cronologica che separa l’acquisizione dell’ordigno dal suo utilizzo. Niente diplomazia, niente sanzioni; soltanto intelligence e difesa per scongiurare un 9/11 nucleare. Non è detto quindi che il nucleare maneggiato dagli arabi sia sempre e soltanto una calamità per l’intero genere umano. Dipende dalle mani.














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