
«La mossa disperata di annunciare un comico taglio dell'Ici, ovvero la bancarotta di tutti i comuni italiani è la conclusione naturale della vicenda di un governo e di un premier che hanno sfasciato il paese. Dall'11 aprile tocca a Prodi e al centrosinistra ricostruire e far ripartire l'Italia»
Francesco Rutelli, su Repubblica, 3 aprile 2006
«Invece va tagliata [l’ICI, N.d.M.]. Come si può compiere un forte intervento sociale, che interessa i ceti medi e medio-bassi, riducendo pure la pressione fiscale? Tagliando l'Ici sulla prima casa e trasferendo ai Comuni la corrispondente compartecipazione all'Irpef. Perché questa proposta dovrebbe essere rigettata? Perché è comprensibile, razionale, persino popolare? O perché qualcuno pensa che non ci interessano i ceti medi o che i proprietari di una casa, anche piccola, l'82 per cento degli italiani, siano ricchi?»
Francesco Rutelli, sul Corrierino, 23 maggio 2007
E’ gente che va a braccio, secondo il vento che soffia oggi e che, domani, cambierà nuovamente idea in nome del sacro programma e della politica alta. La gente si schifa del Parlamento?
«La crisi della politica è crisi di risultati per il Paese. Dove ci sono privilegi assurdi, vanno rimossi. Dove c'è corruzione, va spazzata via da una magistratura liberale ed efficiente. Anche se purtroppo non ho visto meno corruzione nel mondo finanziario, negli ospedali, nello sport e così via».
A sostenerlo è un assurdo privilegiato che non risulta abbia mai proposto tagli di stipendi o che vi abbia votato contro quando, semel in saeculo, sono stati proposti. Eppure ci teorizza su come se guardasse dall’esterno al governo che ha battuto ogni record numerico della storia repubblicana. E, siccome in un mondo dove tutti sono colpevoli alla fine tutti sono innocenti, ci tira in mezzo la finanza sporca [lavata da Visco?], Moggi e qualche ASL calabrese.
Siamo in mano ad una banda di dilettanti della politica, ma professionisti della poltrona, che hanno smarrito anche un minimo di senso del pudore e sono disposti a tutto per restare in eterno assisi dove si trovano. I giovani trentenni capaci – sempre secondo Rutelli - non vanno in politica perché guadagnano di più altrove non dovendo sudare per raccogliere il consenso. Ipotesi interessante, vagamente irreale, ma interessante. Qualcuno potrebbe suggerirgli che esiste anche la possibilità che i trentenni capaci – come quelli incapaci – siano impegnati ogni giorno anche a difendere contratti di lavoro che scadono prima di avere effetto in cambio di compensi che sono sì scandalosi, ma solo puntando decisi verso lo “zero”. Lui deve tutelare il paesaggio, certo, e mica è tenuto a sapere come funziona il mondo del lavoro, mondo che, tra l’altro, non ha mai frequentato in vita sua per evidenti incompatibilità di interessi. E poi - che diamine! – vuoi mettere la fortuna di non dover fare i conti con le stressanti procedure interne e con la necessità di rendere conto ai cittadini del tuo operato? Ma chi l’ha costruita una burocrazia di questo genere che opera seguendo la sola regola di garantire la propria riproduzione e la propria esistenza? Chi spacchetta ministeri in tre, moltiplica le competenze, lavora indefessamente per legiferare su tutto il possibile creando altre occasioni di impiego per i compari? Ma, soprattutto, chi rende conto a chi? Lui? Rutelli? Se fosse vero, sarebbe disoccupato da decenni. Lui come la quasi totalità dei suoi colleghi parlamentari. Provi a scrivere un suo ipotetico curriculum da inviare ad un’azienda e poi lo rilegga. E provi a non arrossire, se ha fegato. E provi, sempre senza arrossire, a pensare di candidarsi portando all’elettorato il rendiconto della sua carriera politica. No, caro Rutelli, le cose non stanno così. La gente si schifa della politica perché sa di essere fuori dai giochi e sa che il proprio voto, comunque diretto, andrà comunque a vantaggio di una casta parassita interessata soltanto alla conservazione del potere. Magari passandoselo formalmente tra schieramenti, ma inattaccabile nel sottobosco delle cariche minori, delle amministrazioni locali, delle partecipazioni, delle municipalizzate, indotto compreso. Qualcuno dice che sono più di 500.000 quelli che “vivono” di politica. Che cosa significa tagliare 300 senatori? Niente, serve solo a fare maquillage e a gettare fumo negli occhi. Poi si lamenti pure, il buon Rutelli, se un giovane manager esce da Capitalia con una liquidazione multimilionaria. Anzi, maggiore del costo per stipendi dell’intero Senato. Primo, quel giovane manager non è la media. Secondo, sono soldi privati. Quelli che scippa la “sua” politica, Rutelli, sono soldi di tutti. Anche se lei non lo sa, fa una differenza della madonna.
(Nella foto, Abramovich. Ha 41 anni ed è un po’ fuori media)














Bhe, mia madre chiama Ciccio Rutelli "il picchiatello romano"... E, hem devo spiegarne il motivo, no eh?
Cialtroni! Non esiste altra definizione calzante.
Ma siamo davvero obbligati ad avere certa gente al governo? Non si riesce veramente a coalizzarsi tutti e NON ANDARE PIU' A VOTARE?
Magari con un'affluenza del 20% alle urne comincerebbero a rendersi conto che qualcosa non va...
(sia ben chiaro: questi sono più cialtroni degli altri, il che non vuol assolutamente dire che gli esponenti del centrodestra non lo siano in qualche misura)
BiGi, temo che se l'affluenza fosse anche solo l'1% (metti che vadano solo loro a votare per se stessi) alla fine deciderebbero che va bene così, preferirebbero ignorare il problema e continuerebbero a portarsi a casa la LAUTISSIMA pagnotta... Meglio non rischiare...
Infatti non corriamo alcun rischio che venga eletto uno normale:-)
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